INTERNATTUALE

Un bando per la Galleria Principe di Napoli: qual è il futuro migliore?

Costruita nel XIX secolo, la Galleria Principe di Napoli era un centro commerciale ante saecula. Situata dinanzi ad uno dei musei più importanti della città, il Museo Archeologico Nazionale, versa da anni in uno stato di degrado e abbandono.

Se in altre città strutture simili hanno rappresentato e rappresentano un agglomerato di boutique del lusso e di ristoranti stellati, basti pensare all’omologa Galleria Vittorio Emanuele in Piazza Duomo a Milano, la Galleria Principe non ha mai avuto uguale fortuna, tramutandosi negli anni in un rifugio per clochard e ubriaconi.

Persino la Galleria Umberto I nei pressi di Piazza Plebiscito a Napoli, che con la Vittorio Emanuele condivide gran parte dell’architettura, versa appena in condizioni migliori, e se in quella milanese troviamo brand alla moda e bistrot gourmet, in quella napoletana dobbiamo accontentarci di qualche negozio di elettronica e del McDonald’s.

A dispetto delle altre, la Galleria Principe è di dimensioni un po’ più ridotte. La sua struttura a tre braccia anziché le tradizionali quattro, è dovuta all’aver inglobato la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, la cui posizione ha impedito la quarta apertura proprio su Via Costantinopoli.

Cartoni, coperte, rifiuti misti ad un puzzo di urina, impregnato nelle alte colonne in piperno, fanno di questo luogo uno dei crucci del Comune di Napoli, che da tempo cerca un’occasione e un progetto per la riqualificazione di questo maestoso edificio ed un funzionale rilancio che colleghi l’area dell’archeologico, originariamente fuori le mura della città antica, a quello che oggi è il centro storico.

La risposta è arrivata ieri con la pubblicazione di un bando sul sito ufficiale del Comune. Un secondo tentativo che arriva a sette anni da una prima prova per l’assegnazione di alcuni dei locali che hanno ospitato tra l’altro anche una sede del Banco di Napoli.

Il suo stile Liberty, con volte in ferro e vetro, ha fatto sì che la Galleria fosse il perfetto scenario di film, fiction e sceneggiati di successo: dall’americano Il Talento di Mr. Ripley alla fiction Mediaset Pupetta, passando per la serie-capolavoro di Saverio Costanzo, L’Amica Geniale.

La sua costruzione ha impiegato ben dieci anni e l’abbattimento di uno degli ingressi monumentali di Napoli, Porta Costantinopoli, aprendo di fatto l’omonima via verso il museo.

Ma il destino di questo edificio è da sempre all’insegna del degrado al punto che già nell’ormai lontano 1965 si verifica il crollo della facciata che dà proprio sul museo nazionale. La Galleria di fatto non ha mai rivestito quella funzione commerciale per la quale era stata progettata.

Anche la stessa costruzione dell’edificio fu travagliata, sospesa e ripresa più volte tra il 1873 e definitivamente completata nel 1883.

La Galleria è letteralmente oggetto di nessuno, usata per lo più come passaggio coperto nei giorni di pioggia, e campo di calcetto degli scugnizzi del quartiere, che hanno distrutto a pallonate le antiche bocce di vetro che ne illuminavano gli interni in stile Liberty.

Il Comune di Napoli confida adesso che con il progetto Common Gallery anche questo luogo possa diventare sinonimo di lusso e, in particolare, di quel “Made in Naples” che ha contribuito a rendere grande la città agli occhi del mondo, attraverso una domanda su di una base d’asta che parte da 7000 euro. Una cifra abbastanza onerosa se si considera la totale assenza di “passeggio” all’interno degli spazi (più volte restaurati), che arriva in un momento storico, quello della ripartenza post-covid che vede la scomparsa del flusso turistico estero, quello di certo più propenso a spendere e investire denaro in raffinati prodotti handmade come potrebbe essere una cravatta o un abito sartoriale firmato.

C’è da domandarsi se non sarebbe stato meglio fissare per quegli spazi un canone di locazione più popolare, incitando così i giovani ad investire a costi sostenibili non soltanto alla ripresa della stessa galleria, ma al contempo nel proprio futuro a Napoli.

Il degrado non è mai legato al mero fattore economico, ma culturale. La Galleria Principe potrebbe infatti trasformarsi in un florido centro di aggregazione culturale, capace di generare e attrarre residenti e turisti attraverso iniziative ed eventi. Una grande anticamera dello stesso Museo Archeologico Nazionale e, al tempo stesso, una porta d’accesso verso il centro storico. Un luogo che alla sartoria napoletana potrebbe affiancare le firme delle eccellenze enogastronomiche campane, amalgamando il gusto e i sapori con l’arte e la bellezza, vera speranza per la città della Sirena Partenope.

Qui il link del bando per partecipare a Galleria2020 è QUI

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