INTERNATTUALE

Uffici Postali aperti (con assembramenti) mentre tutto il resto è costretto a chiudere

I musei e le mostre da mesi sono stati costretti a chiudere, eppure alcune realtà in Italia sono veicolo “autorizzato” di diffusione del covid e nessuno fa niente.

Mi sto riferendo alle Poste Italiane. Quanti da mesi stanno subendo dei disagi e sono costretti ad assembramenti sconsiderati senza che nessuno li controlli?

Poste Italiane da quando è iniziata la pandemia ha eliminato a Napoli la possibilità di poter prenotare il proprio turno attraverso l’app ufficiale Ufficio Postale. Funzione comodissima, attraverso la quale era possibile selezionare il giorno (di solito quello in corso e quello successivo) e la fascia oraria entro la quale si desiderava recarsi presso l’ufficio postale scelto per fare la propria operazione.

Poste però non ha eliminato soltanto la possibilità di prenotarsi da remoto, e quindi a mezzo smartphone, ma anche quella di farlo in sede, attraverso il cosiddetto gestore attese, il totem elettronico touch che eroga il talloncino con il proprio numero.

Il risultato è da diverso tempo ormai lunghe attese (che arrivano anche a tre/quattro ore consecutive) e un assembramento selvaggio tra coloro che temono che, nel caos generale, il proprio turno non sia rispettato.

Sì, perché per potersi prenotare bisogna scrivere il proprio nome sul medesimo foglio e attraverso la medesima penna, senza alcun tipo di sanificazione delle mani o precauzione di sorta. La traballante e malscritta lista viene poi letta e modificata non da un dipendente di poste italiane, bensì da un altro utente in attesa che di volta in volta si dà il cambio all’arrivo del proprio turno con chi deve invece ancora aspettare.

Gli utenti dunque non soltanto sono costretti a restare ammassati gli uni agli altri, per assicurarsi che il proprio nome non venga cancellato per sbaglio o usurpato da qualcuno, ma tra la folla c’è naturalmente chi non indossa la mascherina, chi la indossa in modo errato, chi fuma, chi non mantiene alcun tipo di distanziamento. Il tutto senza alcun controllo esterno da parte di alcuna autorità, nemmeno quando spesso dobbiamo litigarci ciò che invece ci spetterebbe di diritto come in qualsiasi altro Paese civile.

Tutto questo accade mentre i contagi continuano a salire, e alcune attività (come mostre, musei, cinema, teatri e molti altri) sono costrette a restare ancora chiuse in attesa che gli indici sanitari migliorino.

Mesi fa ho personalmente scritto a Poste Italiane commentando un loro stato su facebook, esponendo e segnalando una situazione ormai insostenibile. Dal canto suo Poste si è detta “in linea con i provvedimenti d’urgenza adottati dal Governo al fine di contenere la diffusione dell’epidemia” e non mi ha fornito in alcun modo un indirizzo PEC dedicato dove poter segnalare questa grave situazione.

Nonostante tutto, sono riuscito a reperire on-line un indirizzo di posta elettronica certificata, probabilmente non adatto al caso ma confidavo in un inoltro a chi di dovere, così ho esposto in data 8 settembre la problematica e il protrarsi della stessa da svariati mesi ormai, soprattutto nei periodi di “punta” a ridosso di pagamenti delle pensioni o delle scadenze fiscali per fornire la relativa documentazione.

Ad oggi non ho ricevuto da poste alcuna risposta. Ed è lecito a questo punto domandarsi: come mai un bar, un ristorante o un punto commerciale, un museo (quando potevano riaprire) devono lottare con metri quadrati, prenotazioni obbligatorie, solo asporto e tutta una serie di provvedimenti, quando negli Uffici Postali italiani succede ripetutamente tutto questo?

Come mai Poste si arroga il diritto di non rispondere ai propri utenti e nessuno porta alla luce questa penosa situazione che ci riguarda tutti?

Resto in attesa e aperto a chiunque voglia dire la sua in merito e desideri dare una spiegazione a questo comportamento di cui non comprendiamo il senso.

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