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Santa Sofia a Istanbul ritorna moschea: ecco la storia della sua trasformazione

Dopo 85 anni la Basilica di Santa Sofia ad Istanbul diventa una moschea. Ma non si tratta di una restituzione alla fede di un luogo di culto, bensì di una appropriazione politica di un luogo di cultura.

Dedicato a Sophia, la Sapienza di Dio, questo colossale edificio è stato una cattedrale greco-cattolica e successivamente ortodossa dal 537 al 1453. È dal 29 maggio 1453 infatti che l’edificio diventa una moschea ottomana per essere “sconsacrata” e diventare museo il 1° febbraio 1935.

Dei nove secoli di cristianità restano oggi gli straordinari mosaici realizzati sotto il regno di Giustino II.

Santa Sofia diventa dunque un punto di riferimento per la fede e la politica del tempo: sede del patriarca di Costantinopoli e luogo principale delle cerimonie imperiali delle dinastie bizantine, tra cui le incoronazioni.

È con l’assedio di Maometto II che Costantinopoli assume un profilo più orientale. Se molti edifici sacri vengono per questo distrutti, Santa Sofia invece è consegnata alla fede islamica: l’iconoclastia impone la rimozione di ogni raffigurazione della divinità. Vengono così intonacati i preziosi mosaici e aggiunti i minareti.

Bisognerà attendere la Repubblica di Turchia e il suo primo presidente, Mustafa Kemal Atatürk, per rimuovere l’intonaco che ricopriva i mosaici superstiti e i tappeti che ne offuscavano le bellissime decorazioni. Aya Sofya, che ha ispirato costruzioni analoghe come la Basilica di San Marco a Venezia, veniva restituita al mondo sotto forma di museo.

Santa Sofia è il confine dove occidente e oriente si incontrano, dove la bibbia e il corano si sono susseguite nei secoli, e benché la sua musealizzazione ne ha sancito la laicizzazione, proibendone ogni uso religioso, dal 2006, in vista della visita di Papa Benedetto XVI, il governo turco destinò una piccola stanza del complesso come sala di preghiera, mentre dal 2013, dai minareti dell’edificio, il muezzin canta l’invito alla preghiera due volte al giorno.

Ieri, 10 luglio, dopo diverse pressioni, del Presidente Erdoğan, il Consiglio di stato turco ha infirmato il decreto di Atatürk, cancellando la trasformazione della Moschea in Museo. Lo stesso giorno, Erdoğan ha firmato un decreto presidenziale che ha riaperto al culto islamico la Basilica. La data di questa riapertura ufficiale alla preghiera è il prossimo 24 luglio 2020.

Con questa ennesima trasformazione, i preziosi mosaici, per l’iconoclastia islamica, saranno nuovamente coperti (speriamo non intonacati) durante la preghiera.

Una mossa politica, quella di Erdoğan, per affermare il proprio potere attraverso la religione. Un po’ come quando re e imperatori si proclamavano discendenti diretti della divinità per legittimarsi dinanzi al popolo, assicurandosi riverenza e rispetto.

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