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Sanremo 2021: da Lauro a Gazzè, tutti i riferimenti alla storia dell’arte

Sono tre le cose che ricorderemo di questo Sanremo: le mise gender fluid di alcuni uomini (Lauro incluso), i fiori omaggiati dalle donne ai propri colleghi maschi, i riferimenti, mai tanti come quest’anno, alla storia dell’arte.

E allora non posso che cominciare da lui, Achille Lauro, ospite fisso di questo festival, non tanto rivelazione, non per una mancanza di talento, tutt’altro, ma perché ha promesso e fatto ciò che noi tutti un po’ ci aspettavamo ormai: si è trasformato sul palco, in un connubio alto di arte, musica e citazioni più o meno note.

A cominciare dalla prima serata, in cui vestito come un Alieno un po’ androgino, ha inevitabilmente citato il David Bowie di Oddity Space, piangendo sangue come la Madonna di Civitavecchia, difendendo, tra sacro e profano, la libertà di ESSERE, nella più ampia accezione del termine. Qualcuno ha colto anche dei riferimenti iconografici duo di fotografi francesi Pierre et Gilles.

Achille Lauro e Mina (copertina dell’album “Rane Supreme” del 1987)

Nella seconda puntata invece il cantante veronese ha omaggiato Mina, e l’iconica acconciatura raccolta, con una lunghissima treccia. Il riferimento iconografico è l’album Rane Supreme del 1987 in cui la Tigre di Cremona posava con un muscoloso e tonico corpo maschile, sfoggiando proprio quell’acconciatura, in un gender fluid ante saecula.

Terza serata è stata invece la volta di Penelope, in coppia con una bellissima Emma Marrone con cui ha duettato, ispirandosi alla mitologia greca, al drappeggio, e al sacro fuoco dell’arte. Lanciando un importante messaggio in difesa di teatri e cinema chiusi causa covid, con l’eccezionale intervento di Monica Guerritore.

Ieri sera invece è stata la volta di una androgina versione rock, in cui a metà strada tra una sposa à la Like a Virgin di Madonna e la Marianne di Francia, ha proposto al pubblico un “quadro” punk rock, con l’intervento di un divertito Fiorello in versione dark Messia con tanto di corona di spine.

I look sono stati curati da Gucci, con il quale l’artista collaborava già dallo scorso Sanremo.

E questa sera?

Nell’attesa anche gli altri artisti del festival non si sono di certo risparmiati in citazioni e travestimenti. Primo fra tutti Max Gazzè, che per Il Farmacista, brano in gara, ha scelto nella prima serata di vestirsi da Leonardo Da Vinci e nella quarta serata invece ha citato addirittura Dalì. Il brano parla di un farmacista che avrebbe una pozione per risolvere qualsiasi problema. Il riferimento ai due artisti è presto spiegato dai loro studi di scienza e dalla loro passione per la metafisica.

La vecchia guardia cita, più o meno (in)consapevolmente, la Disney: da Orietta Berti, che ha scelto un abito di paillettes con due conchiglie che ne enfatizzano il seno, ricordando ai più Ariel, a Loredana Bertè, ospite di una serata, con delle farfalle tra i capelli che, ai più attenti, ha ricordato la Madre Natura del film Fantasia 2000.

Ultima serata questa sera per scoprire non soltanto il vincitore, ma quali saranno i prossimi riferimenti alla storia dell’arte da tenere presente. E voi, chi vorreste che vincesse il festival?

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