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San Gennaro, l’importanza del sangue per la città di Napoli

Il 16 dicembre è uno dei tre giorni in cui San Gennaro, patrono di Napoli, compie il miracolo della liquefazione del sangue. La celebrazione di questa data è in ricordo dell’eruzione del Vesuvio che il Santo avrebbe fermato nel 1631. Ma il miracolo si compie, secondo il dogma di fede, anche la prima domenica di maggio e, data più importante, il 19 settembre, giorno in cui viene festeggiato il Santo.

Lo scioglimento del sangue per la città è foriero di buona sorte, il mancato miracolo, potrebbe rappresentare un monito da parte del Santo al suo popolo. Le volte in cui il sangue è rimasto solido il capoluogo partenopeo è stato protagonista o scenario di terribili avvenimenti: nel 1939, ad esempio, scoppiò la Seconda Guerra Mondiale e l’Italia entrò in conflitto bellico; nel 1943 vi fu invece l’occupazione nazista, mentre nel 1973 scoppiò il colera colpì duramente la città di Napoli. Nemmeno nel 1980 si compì il miracolo e, dopo appena qualche mese, vi fu il terribile Terremoto dell’Irpinia che colpì duramente anche la città di Napoli.

Oggi le ampolle contenenti il sangue del Santo sono custodite all’interno della Cappella del Tesoro di San Gennaro. È possibile notare che mentre una è piena per quasi 3/4 un’altra appare semi-vuota, poiché il suo contenuto fu sottratto da Re Carlo di Borbone che, divenuto Re di Spagna, volle portarlo con sé.

Inizialmente le reliquie furono portate dall’allora vescovo di Napoli, Giovanni I, all’interno delle Catacombe di Capodimonte che, da quel momento, assunsero il nome del Santo che portano ancora oggi.

Fu il principe longobardo Sicone I, che assediò Napoli nell’831 e ne approfittò per riportare le reliquie di San Gennaro a Benevento, dove lo stesso Santo ebbe i natali. Ma verso il 1154 il normanno Guglielmo I il Malo ritenendo Benevento non più sicura decise di portare le reliquie nell’Abbazia di Montevergine.

Bisognerà aspettare la dominazione angioina affinché i resti mortali e il sangue di San Gennaro saranno esposti alla venerazione del popolo. La prima volta nel 1305 per volontà di Carlo II d’Angiò, che commissionò un busto in argento dorato che contenesse la testa e il sangue del Santo, mentre suo figlio, Roberto d’Angiò, fece costruire la teca in argento che custodisce le due ampolle contenenti il sangue.

La Chiesa non ha mai realmente riconosciuto questo fenomeno come miracolo, limitandosi a definirlo “prodigioso”. Secondo le fonti la prima vera liquefazione l’abbiamo il 17 agosto del 1389 durante una processione fatta per scongiurare una grave carestia.

È il Cardinale Oliviero Carafa che, verso il 1497, fa costruire all’interno del Duomo di Napoli, la cosiddetta Cappella del Succorpo, una straordinaria cripta di squisito gusto rinascimentale quale degno luogo delle reliquie del Santo.

L’ultima traslazione delle reliquie avviene tra il 1526 e il 1529, quando i napoletani fanno un voto al Santo affinché ponesse fine ad una gravissima pestilenza. In cambio gli avrebbero costruito una Cappella, il cui cancello, realizzato dal noto architetto Cosimo Fanzago, porta la seguente iscrizione: Divo Ianuario e fame bello peste ac Vesaevi igne miri ope sanguinis erepta Neapolis civi patr. Vindici.

A San Gennaro, al cittadino salvatore della patria, Napoli salvata dalla fame, dalla guerra, dalla peste e dal fuoco del Vesuvio, per virtù del suo sangue miracoloso, consacra.

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