INTERNATTUALE

Ripartono cantieri e restauri di opere d’arte e beni culturali

Ripartono oggi, o almeno potrebbero ripartire, le attività di restauro e i cantieri. In un’Italia paralizzata dal coronavirus, alcune attività da oggi, lunedì 4 maggio, si risvegliano a poco a poco come arti atrofizzati.

Tra le autorizzazioni concesse dal Governo Conte le attività di restauro finalizzate alla conservazione di un’opera d’arte. Una risposta che arriva dopo un accorato appello di tutti gli operatori del settore. Il Governo si è così espresso su lavori che riguardano quadri, affreschi, sculture, mosaici, arazzi e beni archeologici: «Tali attività – si legge sul sito ufficiale del governo – non sono infatti sostanzialmente riconducibili a profili ricreativi o artistici di cui al codice Ateco 90.D Essendo invece riconducibili alle attività assentite nell’allegato 3 del Dpcm 26 aprile 2020 del restauro di edifici storici e monumentali, dell’industria del legno, di architettura, di ingegneria, collaudo e analisi tecniche e alle altre attività professionali, scientifiche e tecniche nonché alle riparazioni di beni mobili».

Il settore del turismo, ma anche quello museale, è tra i più colpiti. Spesso se ne parla poco perché si pensa per lo più a musei statali, e gallerie con finanziamenti pubblici, le cui perdite saranno senza dubbio ammortizzate dai fondi che il Governo stanzierà. Ma soffermiamoci ad immaginare che cosa hanno significato questi due mesi per tutti quei musei medio piccoli, per tutte quelle imprese della cultura giovani, per le start-up, per le guide turistiche e, non ultimo, per tutti quei restauratori privati che non riescono ad accedere a bandi e gare pubbliche, ma sono liberi professionisti che vivono quotidianamente del proprio lavoro.

Sarà difficile per questa categoria di professionisti riuscire non soltanto a recuperare il tempo (e denaro) perso, ma anche ripartire con un mercato che ha perso almeno l’80% del suo potenziale pubblico, e anche il rimanente 20% non sarà così propenso a visitare luoghi chiusi (come mostre e musei) o investire in cultura pagando biglietti e tariffe a seguito di un periodo di fermo lavorativo per tutti.

Il problema dunque non sono soltanto i cantieri di restauro e i restauri di opere d’arte, ma tutto un mondo di lavoratori che contribuivano e contribuiscono alla crescita del fatturato nel settore turistico-culturale e per i quali ripartire sarà ben più difficile.

Grande soddisfazione del Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che aveva sostenuto tale intervento in merito, affinché queste attività, generalmente non soggette ad assembramenti e che senza dubbio possono garantire le distanze di sicurezza, per far riaprire i cantieri della cultura e dare così una risposta concreta a tutti quei restauratori preoccupati per il loro lavoro e l’incolumità delle loro opere, e che hanno chiesto a gran voce una ripartenza.

Tuttavia un doveroso appello a far sì che questo settore non resti paralizzato e non sia l’ultimo a rimettersi in piedi, è doveroso farlo. C’è bisogno di invitare il Ministro Dario Franceschini ad una riflessione anche su tutti coloro operano in questo settore.

Perché oggi, più che mai, bisogna incentivare ad investire ancora nella cultura, nel mondo dell’arte, in quello di musei e mostre. Bisogna incentivare i giovani a credere in un futuro (ancora) possibile nei tesori della nostra bellissima Italia.

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