INTERNATTUALE

Quando il monopattino elettrico investe il pedone (sul marciapiede)

Va bene la pandemia, la mobilità green e anche i bonus fiscali, ma il buon vecchio pedone che, a lezioni scuola guida, aveva sempre ragione? Adesso non ne ha nemmeno quando cammina nelle aree a lui dedicate, i marciapiedi. Dall’estate del “noncennècoviddi” camminare sui marciapiedi senza rischiare di essere presi da un monopattino o investiti da una bicicletta elettrica è letteralmente impossibile. E guai a rivendicare l’area di chi cammina a piedi ché ti mandano anche a quel paese. Il tutto sotto gli occhi inermi di ausiliari del traffico e autorità varie, che ignorano questo fenomeno crescente di contromano che, maleducatamente, pretende anche di aver ragione. A metà strada tra velocipedi e veicoli elettrici, spesso non sono muniti nemmeno di una targa da rilevare per fare una contravvenzione.

Il risultato è che se da un lato promuoviamo gli spostamenti singoli, che non vadano a incidere sul trasporto pubblico e al contempo rispettino l’ambiente, a farne le spese è invece chi cammina sulle proprie gambe.

Scampanellii, oscure presenze che tentano di sorpassarti, male-parole. Un fenomeno che, da Milano a Napoli, passando per Roma, riguarda tutta Italia e che andrebbe disciplinato non soltanto per evitare che qualcuno possa seriamente farsi male, ma anche liti quotidiane tra chi va al lavoro e i furbetti del contromano in marciapiede.

Un caso che va ad incidere anche sul panorama urbano, generando un parcheggio selvaggio e senza alcuna limitazione dinanzi a parcheggi blu (impedendo alle auto di far manovra), negozi e persino monumenti. Senza alcun riguardo dei divieti, dei passi carrabili, del decoro e della storia dei luoghi.

Come uno stuolo di fenicotteri metallici, i monopattini sono arrivati nelle grandi città. Nell’era del covid questi mezzi di trasporto a batterie si sono diffusi per favorire un trasporto in un’ottica green, ma a Roma, ad esempio, la scorsa estate si sono trasformati in automezzi per gare tra ragazzini.

Maggior rispetto per l’ambiente e la salute, certo, ma questo progetto, teoricamente bello, finisce col fallire miseramente scontrandosi con le condizioni di manti stradali spesso inadeguati: rattoppi, buche, immondizia impediscono l’ottimale circolazione, che si riversa così, laddove possibile, sui marciapiedi a discapito dei pedoni.

Non c’è una normativa che ne disciplini l’uso, e non si è ben capito se a questi (“nuovi”) mezzi è consentito circolare sui marciapiedi, tra lo sconcerto e il disagio dei pedoni, o dovrebbero invece immettersi nel traffico cittadino e rispettare, come qualsiasi altro mezzo di trasporto, le regole della strada.

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