INTERNATTUALE

Quando il coronavirus influenza anche il mondo dell’arte

L’argomento del giorno è senza dubbio lui, il coronavirus, questa terribile mutazione influenzale che dalla Cina è arrivata fino al nostro Paese, mietendo vittime, ma soprattutto panico tra gli italiani che fanno razzie nei supermercati e se ne vanno in giro con mascherine sperando di scongiurare il contagio.

Tanti i meme diventati, manco a dirlo, virali, che in qualche modo esorcizzano la nostra paura facendo leva sui miti di questo fenomeno: dall’introvabile Amuchina alle opere d’arte più note con le mascherine antivirali.

Sì, perché anche il mondo dell’arte e della cultura è stato influenzato dal virus, non solo sul web. Per seguire le disposizioni sui luoghi affollati, il ministero ha deciso di chiudere al pubblico in via precauzionale luoghi come i musei e i teatri: da ieri, lunedì 24 febbraio, fino al 1° marzo queste attività sono chiuse al pubblico in alcune delle regioni interessate, dalla Lombardia al Veneto, passando per l’Emilia Romagna.

Tra i luoghi chiusi il Duomo di Milano, simbolo del capoluogo lombardo, e la Pinacoteca di Brera.

La notizia di una “Italia infetta” ha subito fatto il giro del mondo, spingendo i turisti a scrivere ai poli museali delle altre città italiane, per assicurarsi che, al loro arrivo, l’emergenza e le disposizioni preventive non siano estese a tutto il territorio.

Salta anche l’ormai tradizionale domenica al museo, l’iniziativa che consente di visitare gratuitamente i musei statali italiani ogni prima domenica del mese. In una brevissima nota del MiBACT del 24 febbraio si legge “Domenica 1 marzo sarà sospesa l’iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che prevede in tutta Italia l’ingresso gratuito nei musei, parchi archeologici e altri luoghi della cultura dello Stato ogni prima domenica del mese”.

Ma se il coronavirus da un lato ci priva dell’arte e della bellezza del nostro Paese, dall’altro ha senza dubbio il merito di aver portato o, meglio, dirottato in Italia, una grande mostra, Monet e gli Impressionisti, altrimenti destinata a Shangai. L’esposizione infatti arriverà a Palazzo Albergati a Bologna dal prossimo 13 marzo 2020. A raccontarci la storia di questo cambio di destinazione è la stessa Iole Siena, Presidentessa del prestigioso Gruppo Arthemisia, che produce e organizza mostre in tutto il mondo: «Questa mostra, davvero unica e irripetibile, era in partenza per Shangai, dove si attendeva questo evento da anni e a cui erano stati destinati i più grandi capolavori conservati nel museo –  scrive la Presidentessa sul suo profilo instagram postando la locandina dell’esposizione – a causa del coronavirus e delle misure di sicurezza adottate dalla Cina, la mostra purtroppo all’ultimo secondo non è potuta più partire, ma dato l’ottimo rapporto che intercorre da sempre tra Arthemisia e il Museo parigino, abbiamo convenuto di “salvarla” e portarla nel nostro bellissimo Palazzo Albergati, che avrà quindi il privilegio di ospitare le più belle opere esistenti sull’Impressionismo francese».

L’esposizione infatti porterà quindi in Italia alcuni dei capolavori assoluti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, alcuni dei quali mai usciti dalle mura del museo parigino, “Cosa che, probabilmente – scrive ancora la Siena – non sarebbe stata possibile se non tra molti anni”.

Un vero e proprio Evento, di quelli che capitano poche volte nella vita, per tutti coloro che vogliono ammirare quasi 60 capolavori che lasciano il museo per la prima volta dalla sua fondazione nel 1934.

E sarà Monet, soprattutto, il grande protagonista di questa esposizione, ma anche Manet, Renoir, Degas, Corot, Sisley, Caillebotte, Morisot, Boudin, Pissarro e Signac.

Non potevano mancare le straordinarie Nymphéas che Monet ha dipinto tra il 1916 e il 1919, o i ritratti più famosi di Degas (Madame Ducros) e di Renoir (Julie Manet). Curata da Marianne Mathieu, Direttore scientifico del Musée Marmottan Monet di Parigi, la mostra sarà aperta al pubblico fino al 12 luglio, e vuole essere anche un omaggio a tutti quei collezionisti e benefattori, molti dei quali discendenti diretti degli amici degli stessi artisti, che a partire dal 1932 hanno cominciato ad arricchire la straordinaria collezione del museo parigino.

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