INTERNATTUALE

Per allontanare la iella: storia, riti e segreti del corno portafortuna

«Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male» diceva il grande Totò. Dopotutto è solo il venerdì 17 di un anno bisestile con una pandemia in corso, l’eruzione del Krakatoa e un incendio nei pressi di Chernobyl che potrebbe spargere ceneri radioattive. Il 2020 insomma non sembra proprio iniziare sotto i migliori auspici.

E allora via con riti, portafortuna e amuleti vari. Tra questi, immancabile, il corno rosso, preferibilmente napoletano. Cornetto, cornicello o, in dialetto napoletano, curniciello. È probabilmente questo il portafortuna più diffuso nel sud Italia.

Tradizionalmente di corallo, lo si trova nella più diffusa (ed economica) versione in plastica dura. Se le dimensioni possono essere variabili, nella forma e, soprattutto, nel colore ricorda invece un peperoncino.

Spesso è possibile ritrovarlo anche nella versione con “corona”, ma sono soprattutto due le caratteristiche che, a Napoli, deve imprescindibilmente avere: dev’essere curvo e rosso.

Il rosso è in genere il colore portafortuna per antonomasia. Simboleggia il sangue e il fuoco. In Cina, ad esempio, è simbolo di felicità e ricchezza, ed è spesso utilizzato negli addobbi e le decorazioni nuziali.

Regione di massima diffusione è senza dubbio la Campania, ma non di rado ormai lo troviamo persino in Lombardia e Friuli-Venezia Giulia.

Rubens, l’Abbondanza

Affinché porti davvero fortuna, non va mai comprato per se stessi, ma bisogna riceverlo in dono o rubarlo. Se invece volete farne dono a qualcuno, per attivarne gli effetti, c’è un piccolo rito da fare: dovete pungere la persona cui lo regalate in mezzo al palmo della sua mano con la punta del corno.

A Napoli l’usanza di questo oggetto arriva direttamente dall’Antico Egitto. Grazie all’acclarata presenza di alcune comunità egizie a Napoli (di cui la Statua del Nilo ne è prova e testimonianza, ma anche la stessa costruzione di Cappella Sansevero). Non di rado infatti la dea è raffigurata con corna di mucca. Da questa tradizione il corno diventa un dono votivo per la dea. Da qui deriverebbe anche la cornucopia, ovvero un corno cavo ricolmo di cibo, fiori, frutti detto anche corno dell’abbondanza.

il Dio Nilo con la cornucopia (Piazzetta Nilo, Napoli)

Ma qual è l’origine di questo amuleto così particolare?

Per la sua forma fallica è anche emblema di fertilità, virilità sin dal Neolitico. Il corno rappresenta anche la forza fisica, per lo stretto connubio all’uso offensivo che molte specie animali fanno delle corna durante i combattimenti e non solo.  

La mitologia collega l’attribuzione apotropaica a questo oggetto alla figura di Amaltea, capra che, secondo la leggenda, aveva allattato Zeus sul Monte Ida a Creta. Altre versioni della storia la identificano invece come la ninfa che custodì la capra che aveva nutrito Zeus infante.

Diventato il re degli dei, Zeus, in segno di ringraziamento volle dare un potere alle sue corna: il possessore poteva ottenere tutto ciò che desiderava.

Questo è tutto ciò che so. Ma in fondo, sapete come si dice: non è vero, ma ci credo.

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