MUSEI

Paolo Giulierini, direttore del MANN, parla della riapertura: «Dal passato provengono lezioni di coraggio»

Possiamo definirlo l’uomo dei record. Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 2015, Paolo Giulierini ha trasformato l’obsoleta idea di vetusto spazio espositivo in una contemporanea agorà della cultura, dove le prestigiose collezioni del MANN dialogano senza remore e timori anche con opere e installazioni di arte contemporanea. Mostre, festival, rassegne, incontri di archeologia sono soltanto alcuni degli appuntamenti e iniziative che popolano un calendario che continua a rinnovarsi. Tanti i nomi del panorama culturale e addirittura del mondo dello spettacolo che hanno portato in questi anni il loro contributo: da Roberto Vecchioni a Patrizio Oliva, passando per Ferzan Özpetek che al MANN ha girato alcune scene del film Napoli Velata nel 2017 o il cantautore statunitense Sufjan Stevens che tra le sale dell’Archeologico ha girato il videoclip di Mystery of Love, tema principale del film di Luca Guadagnino, Chiamami col tuo nome.

Un successo che ha portato a quasi 700 mila ingressi, proiettando il museo tra i dieci più visitati d’Italia.

Oggi l’Archeologico, come tutti i musei d’Italia, è chiuso, ma potrebbe ripartire il prossimo 18 maggio. Ne parliamo proprio con il Direttore Giulierini:

Come immagina la riapertura del suo museo?

«Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli non riaprirà il prossimo 18 maggio, ma ai primi di giugno: questa scelta è stata fatta per garantire il massimo della sicurezza, a visitatori e dipendenti. Quando spalancheremo il nostro portone, sarà di certo un momento emozionante. Mi piacerebbe dire di festa, ma il dramma vissuto dall’Italia e dalla comunità internazionale è qualcosa che rimarrà impresso nel nostro cuore: e forse ci aiuterà a dare maggior valore alle piccole, grandi gioie del quotidiano, come andare al Museo».

Con quale spirito il Museo Archeologico riaprirà al pubblico?

«È forse ancor più importante, in questo momento, fare carica di energia ed offrire al pubblico una risposta culturale dinamica e, perché no, sorridente. Riapriremo con entusiasmo e consapevolezza che gli standard di qualità vanno garantiti in maniera attentissima, per affrontare le sfide che ci attendono».

Quali sono le misure che il MANN adotterà per far sì che i visitatori possano fruire di mostre e collezioni senza correre rischi?

«Ci atterremo, di certo, alle linee guida fornite dal Governo e dalla comunità scientifica. In ogni caso, l’ingresso sarà consentito su prenotazione e per gruppi contingentati: le ampie sale del MANN ci aiuteranno a garantire il flusso di pubblico più ordinato e sicuro possibile».

Tante le mostre che dovevano partire in queste passate settimane a cominciare dagli Etruschi. Ci sarà modo e, soprattutto, tempo di poterle recuperare o qualcosa è andato inevitabilmente perduto?

«Nulla è perduto, soltanto rinviato. Gli Etruschi saranno la mostra della riapertura, mentre l’esposizione sui Gladiatori sarà programmata a partire da gennaio 2021. Il percorso fotografico di Luigi Spina, che presenterà cinquanta scatti in bianco e nero sul deposito Sing Sing del MANN, sarà calendarizzato nel prossimo autunno: un ordine temporale slittato per un’offerta che è, in ogni caso, confermata nei contenuti e nelle proposte. E poi, naturalmente, ci saranno le proroghe delle mostre che non sono state più fruibili a causa del lockdown, pur avendo riscosso successo di pubblico e critica: dall’archeologia subacquea di “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” alla Preistoria di “Lascaux 3.0”, senza sacrificare la didattica accattivante di “Capire il cambiamento climatico”».

Alla luce del coronavirus: com’è cambiato, o come cambierà, il rapporto tra musei e pubblico, e come invece quello tra musei e internet?

«Il rapporto fisico tra Musei e pubblico è una componente irrinunciabile, che, in un primo momento, sarà di certo mediata da una fruizione contingentata delle collezioni e da un ridimensionamento netto degli eventi culturali, quali conferenze e rassegne tematiche. Il digitale si configurerà come strumento complementare alla visita in loco: un medium aggiuntivo, non sostitutivo del contatto con l’opera d’arte».

Il ministro Franceschini ha suggerito la creazione di una sorta di “Netflix della cultura”: come vede questa iniziativa e come pensa possa adattarsi all’Archeologico e ai musei italiani?

«“Netflix della cultura” è un’ipotesi che va proprio nel senso dell’ampliamento degli strumenti disponibili per valorizzare il nostro patrimonio culturale. Nel suo iter di promozione, il MANN ha già fatto ampio ricorso all’audiovisivo come modo per approfondire la conoscenza dell’archeologia: penso ai nostri documentari MANNstories, realizzati nell’ambito del progetto Obvia, o ciclo di video “emozionali” ed artistici del progetto “Antico presente” di Lucio Fiorentino».

Nel 2019 l’Archeologico aveva segnato un record di 673 mila visitatori, con un trend in crescita del 10%: di certo il 2020 vedrà una battuta di arresto per tutti. Su cosa punterà il museo per rendere nuovamente questo trend attivo?

«Abbonamenti annuali sempre più convenienti, per mezzo di benefits aggiuntivi, riduzione del ticket singolo d’ingresso e grandi mostre, tra cui Etruschi e Gladiatori. Componenti essenziali da cui ripartire e da valorizzare grazie alla comunicazione, che ci ha consentito di restare in pista anche in questo momento di lockdown. Recentissima, infatti, la rilevazione del Politecnico di Milano per cui il MANN è stato il Museo d’Italia più attivo su facebook nel corso di marzo 2020».

Secondo lei, il coronavirus ha cambiato anche il rapporto tra gli stessi musei? Pensiamo alle modalità e tempi di prestito ad esempio…

«Il coronavirus ha congelato le attività culturali ed i prestiti, che, nel prossimo futuro, probabilmente saranno sostituiti da tour virtuali garantiti dal Museo prestatore. Sotto l’egida del Mibact, però, sono state promosse tante iniziative congiunte, che hanno aiutato a creare rete».

Da un po’ di anni il MANN è interessato da lavori che dovrebbero aprire delle aree e creare nuovi spazi. C’è un modello museale cui si ispira?

«Il Museo, con il suo edificio storico ed i ricchissimi depositi, ha una peculiarità che è difficile paragonare ad altri Istituti. Apprezzo, in ogni caso, tutte le realtà capaci di cimentarsi con nuove sfide, valorizzando la propria identità di amministrazione pubblica e dialogando con le accademie ed i settori più virtuosi del privato».

C’è qualcosa che sente di dire a chi opera in ambito culturale? Pensiamo alle guide turistiche, ai musei privati, agli operatori del settore che, giocoforza, si ritroveranno a ricominciare non senza difficoltà.

«Resistere, con determinazione: dal passato, dalle grandi tragedie della storia come guerre e pandemie, provengono indimenticabili lezioni di coraggio. La bellezza dà fiato e, dal punto di vista istituzionale, confido che la risposta alla crisi sarà sensibile, capillare, attenta».

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