CINEMA,  INTERNATTUALE

Muccino racconta (male) la Calabria in un corto che è un’occasione mancata

La Calabria non è solo questo. Gabriele Muccino gira un cortometraggio con Raoul Bova e la compagna Rocío Muñoz Morales, che dovrebbe enfatizzare le bellezze della terra calabra. Calabria, Terra Mia, questo il titolo dello short, segue infatti lo stile patinato del suo spot per Acqua San Benedetto con Cindy Crawford: una versione patinata dell’Italia che piace all’estero.

Bergamotto, aranci, i sapori e i profumi tipici di questa terra uniti a panorami e spiagge da sogno. Un corto senza infamia e senza lode, che strizza soprattutto l’occhio ad un pubblico straniero, e a quelle immagini da cartolina italiana, un po’ stereotipate, tanto care agli stranieri.

Immediate le reazioni di chi crede che si tratti di un cliché à la D&G, che trascura tanto di questa straordinaria terra: «Il film di Gabriele Muccino non è solo noioso, banale, stereotipato, con dialoghi quasi divertenti da quanto ridicoli e forzati – scrive sui social il conduttore di Generazione Bellezza, Emilio Casalini – un piccolo spot D&G senza averne i mezzi moltiplicato per 12 volte, con una surreale coda di due minuti per i titoli finali sei minuti di video (non riesco a chiamarlo film)».

E in effetti questo cortometraggio, se ha il merito di mostrare una Calabria patinata, di certo più accattivante per un pubblico che ricerca la bellezza esteriore senza un reale desiderio di conoscenza, ha dall’altro la grave mancanza di averne completamente tralasciato storia, bellezze e tradizione, nonché tutte quelle peculiarità che ne caratterizzano l’identità.

Piccoli borghi, agrumeti, mare. Luoghi che dalla Campania alla Sicilia potrebbero corrispondere a gran parte del Sud dello stivale.

Gabriele Muccino infatti trascura la millenaria storia della Calabria, di quando, tra VIII e V secolo a.C., era parte integrante e cuore pulsante della Magna Grecia. Non ne mostra le evidenze archeologiche, e non mi riferisco soltanto ai celeberrimi Bronzi di Riace, ma ai Dioscuri di Locri Epizefiri, il Kouros di Reggio, solo per citare alcune dei reperti più famosi. Il regista sorvola completamente i siti archeologici di Sibari, la Grotta del Romito con incisioni del paleolitico superiore o il Museo Archeologico Nazionale di Crotone.

Muccino non cita il Duomo di Cosenza né il Castello di Corigliano Calabro. I due protagonisti si muovono in paesaggi indefiniti e atemporali, belli sì, ma che non rendono realmente giustizia a questa regione. Non a torto il presentatore prosegue: «Non è solo l’ennesimo spreco di soldi e di occasioni, è una narrazione sbagliata della Calabria e dell’Itala».

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