ARTE

Maradona, le opere d’arte ispirate alla “mano de Dios”

Napoli perde uno dei suoi figli. Diego Armando Maradona, il numero 10 per eccellenza del Calcio Napoli, non c’è più. E già c’è chi parla dell’ultimo Re della città, ma è il francese Equipe che titola addirittura “è la morte di un Dio”. E divinità Maradona lo era, lui che è stato così grande da essere l’ultimo numero 10 che il Napoli ha voluto, dopo non ha permesso a nessun atro di indossare quel numero.

A dare l’annuncio il Clarin, che dice che Maradona è morto oggi, 25 novembre, per un arresto cardiorespiratorio nella sua casa di Tigres, a Buenos Aires.

Vestirà la maglia della città partenopea dall’84 al ’91, ma Maradona non era soltanto un calciatore che ha portato il Napoli alla vittoria di due scudetti al contempo di una Coppa Italia (impresa riuscita prima solo al Gran Torino), ma diventerà una vera icona pop, sempre vivo nel cuore dei napoletani che gli hanno tributato in vita omaggi e cappelle.

Sì perché famosa a Napoli è la cosiddetta “Cappella di Maradona”, una piccola edicola votiva laica, che nasce intorno alla “reliquia” di un capello, custodita gelosamente in un bar della città a Piazzetta Nilo (a San Biagio dei Librai).

Un vero e proprio monumento, noto in tutto il mondo, che attira ogni anno turisti e curiosi che accorrono a vederla.

Più di recente lo street artist Jorit gli dedicò un gigantesco murales nella periferia di San Giovanni a Teduccio, tramutando un luogo notoriamente di degrado in un grande attrattore.

Ma non è stato l’unico. Anche l’artista contemporaneo Andrea Chisesi ha dedicato al calciatore argentino una sua opera, esposta nella rassegna Street Home del 2018 al Castel dell’Ovo.

Ma sono tante le opere disseminate in città dedicate a Maradona, come il noto murales nei Quartieri Spagnoli, dove il calciatore è ritratto in una delle sue azioni con indosso la maglia del suo Napoli.

Tra gli artisti che lo hanno omaggiato, non poteva mancare un altro figlio della Sirena Partenope, Pino Daniele, che a Maradona dedica Tango della buena suerte, o Manu Chao con La vita tombola.

Tra la fine del 2017 e il 2018 persino il noto critico Vittorio Sgarbi dedica a Maradona una mostra, all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta a Napoli, con il Museo della Follia da Goya a Maradona, rileggendo in chiave folle, la genialità e la sregolatezza del calciatore argentino.

Tra le pellicole in cui compare Tifosi (del ’99), ma anche tanti i documentari che provano a ripercorrerne la vita e, soprattutto, le gesta sportive.

Il calciatore sarà poi protagonista di una serie su Amazon Prime Video, ma anche fonte di ispirazione del nuovo film di Paolo Sorrentino a lui dedicato, che già lo aveva citato nel suo Youth.

Anche l’artista Roxy in the box ha dedicato al Pibe de Oro delle sue opere.

Da un po’ di tempo invece, a Napoli erano già comparse delle vere e proprie immaginette di Maradona, nelle vesti di Santo Diego 10, ed è impossibile dunque non chiudere questa questo articolo con una famosa frase del film Il Mistero di Bellavista, in cui uno dei protagonisti dedica al più grande calciatore di tutti i tempi uno dei suoi “pensieri poetici”: «San Genna’, non ti crucciare tu lo sai, ti voglio bene, ma ‘na finta ‘e Maradona squaglie ‘o sang rint’ ‘e vene! E chest’è».

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