TELEVISIONE

Little Fires Everywhere, la serie che ogni amante dell’arte dovrebbe guardare

Uscita inizialmente in sordina e solo in lingua inglese su Amazon Prime, Little Fires Everywhere è arrivata anche in lingua italiana dallo scorso 10 luglio, sulla piattaforma streaming del colosso di Seattle.

Questa mini-serie segna il ritorno di Reese Witherspoon sul piccolo schermo ad un anno da The Morning Show, con Jennifer Aniston su Apple TV, e a due da Big Little Lies con Nicole Kidman e Meryl Streep.

Reese Witherspoon in Little Fires Everywhere

E quasi sembra una ideale prosecuzione della serie che la Witherspoon aveva portato sulla HBO qualche anno fa. Qui l’attrice, premio Oscar per Quando l’amore brucia l’anima, è Helena, una giornalista, madre e moglie di una famiglia borghese di un sobborgo di Cleveland, che scrive su di un giornale locale.

Kerry Washington in Little Fires Everywhere

Ad affiancare l’attrice in questa produzione Hulu, c’è Kerry Washington che, smessi i panni della potente Olivia Pope nel serial Scandal, qui è una madre di colore single e squattrinata che ambisce ad affermarsi nel mondo dell’arte.

Un incendio di natura dolosa divora la lussuosa casa di Helena. Da qui un lungo flashback che, come in un giallo, ci porta a chiederci chi sia stato ad appiccarlo.

Megan Stott in Little Fires Everywhere

Il destino delle due donne si incrocia alla fine degli anni ’90, quando Helena decide di affittare la propria casa alla donna a dispetto delle precarie condizioni economiche.

Un incontro/scontro di mondi e modi diversi: il convenzionale ceto medio di Helena, fatto più di doveri che di scelte, e la vita fuori dalle righe di Mia, che si arrabatta con lavori precari per provvedere a sua figlia e al suo bisogno creativo.

Siamo negli anni del sexy-gate di Clinton e delle Spice Girls, delle ultime musicassette e dell’avvento di internet.

Little Fires è come se ci offrisse la possibilità di guardare attraverso un buco di una serratura il momento esatto in cui le nostre vite stavano cambiando, dove ogni puntata è una scintilla o un piccolo fuoco, e pone l’accento su tematiche oggi cruciali per il nostro millennio: il velato razzismo che ammanta il perbenismo della società americana, il ruolo uomo-donna nell’ambito familiare, la diversità e il bullismo.

Ma la serie è particolarmente interessante perché si interroga su cosa sia la bellezza e cosa l’arte e, prendendo in prestito le parole di Sigmund Freud, la definisce, come fece ai tempi il padre della psicanalisi, Das Unheimliche, perturbante: «Cos’è la bellezza – chiede Pauline Hawthorne, insegnante d’arte di Mia – come la riconosciamo? È nella straordinarietà? Nell’ordinario? Das Unheimliche. Il perturbante. È una delle definizioni di Freud: il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo a ciò che ci è familiare».

L’arte dunque intesa come ritrovamento di se stessi in ciò che ci spaventa e ci affascina. Un impellente bisogno di comunicare e sentirsi completamente liberi di essere.

Nel serial l’incendio che divora l’abitazione di Helena è la metafora di ciò che dilania a poco a poco anche le vite di tutti. Quanti sono i piccoli fuochi che si accendono ovunque nella nostra vita?

Le opere di Mia, mostrate negli episodi, sono state realizzate dall’artista contemporanea Connie Martin Trevino, che ha collaborato in questa serie cercando di far emergere la personalità del personaggio interpretato dalla Washington. L’artista ha lavorato con tecniche, materiali e soggetti molto diversi tra loro, ma tutti legati dal filo conduttore della voglia di raccontare e raccontarsi: foto bruciate, collage, pittura, fotografia, scultura. Sono soltanto alcune delle silenziose opere e lavori presenti e protagonisti nelle diverse puntate di questa mini-serie

Come in un gioco di specchi, in Little Fires la vita di ognuno sembra riflettersi nelle scelte e negli sbagli degli altri che ne restituiscono a mano a mano il presente, il futuro e una profonda riflessione su ciò che realmente rappresenti l’arte nelle vite di ognuno di noi.

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