Le silenziose grida delle opere di Stefania Ianniello

Nota a Napoli per una personale interpretazione dei cartoon Disney in Via Toledo, Stefania Ianniello è molto più di una street-artist. Prima della pandemia, con il suo sorriso portava con allegria le sue opere ai passanti in strada. Ma è all’interno del suo piccolo atelier che la sua arte trova la massima espressione.

Stefania Ianniello a Via Toledo (Napoli) in una foto di Marcello Erardi

Olio, pastello, tempera, acquerelli, disegni. Tecniche diverse per soddisfare il vitale bisogno di creare e comunicare attraverso le immagini che le bruciano dentro.

C’è tutto un mondo nei dipinti della Ianniello, che va dall’universo femminile, indagato con delicata introspezione, a quello dell’infanzia, dalle personificazioni di paure e demoni personali, alla still life, che si fa simbolo di forza della natura che resiste ad ogni cosa, come nelle Calle, olio su tavola del 2014, in cui i fiori emergono potenti dal buio.

Tanti i riferimenti all’arte contemporanea, che possiamo cogliere nel tratto e nei temi trattati da Stefania, che non teme di citare Keith Haring, le cui sagome diventano in Maura quasi spiriti danzanti della propria coscienza.

Immediato il riferimento a Picasso e al suo periodo blu, guardando Dimenticami in blu, opera del 2020, in cui una donna fissa l’osservatore, in un ossimoro visivo che sa di sfida.

In Apparenza sembra citare addirittura Enrico Robusti, e quella carica espressiva della sua Nave dei Folli, in cui personaggi dai volti caricaturali ed esasperati mostrano i propri tormenti interiori.

Ma c’è anche un po’ di Banksy in quei bambini le cui innocenti braccia sembrano capaci di poter guarire il mondo e chi gli sta accanto, trovando un’umana consolazione in quel puerile candore.

Personalissime reinterpretazioni, citazioni colte, e riferimenti che riecheggiano persino dell’uso dei colori delle figure femminili di Egon Schiele, come l’acquerello N1 del 2020, dove l’incarnato ci porta ad un nudo che l’artista viennese ha realizzato nel 1910.

In Anthem, inno si vede una donna stante di profilo, che riecheggia dei tanti autori rinascimentali, con i ritratti di donna di profilo, che da I Duchi di Urbino di Piero Della Francesca ai profili femminili di Francesco Saverio Altamura hanno fatto la storia dell’arte. Qui è tutto declinato in una chiave dark, cupa, con una luce, in un delicato gioco chiaroscurale, memore del Maestro delle Candele o di Georges de La Tour, che prova ad illuminare un’indefinita scena che si fa quinta interiore.

L’opera della Ianniello sembra raggiungere il più intenso significato in Disobbedienza, olio su tavola del 2019, in cui è quasi possibile percepire un urlo di munchiana memoria, che dal silenzio della propria anima arriva dritto negli occhi inermi di chi osserva.

Sito web della giovane artista:https://stefaniaianniello.altervista.org

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