ARTE

L’avvincente storia del falso Leonardo Da Vinci in un documentario in TV

È ad oggi uno dei dipinti più famosi della storia dell’arte. Il Salvator Mundi, opera attribuita al maestro Leonardo Da Vinci, comprato all’asta nel 2017 per ben 450 milioni di dollari dal principe saudita Mohammed bin Salman, è raccontato adesso in un documentario su France 5.

Realizzato in due anni di inchiesta dal giornalista e scrittore Antoine Vitkine, non si tratterebbe di un’opera del Maestro del Rinascimento, a detta di molti esperti.

Era il novembre del 2017 quando Salman, attraverso un intermediario, lo avrebbe acquistato da Christie’s a New York, attraverso un intermediario, con rilanci pindarici di 20 milioni per volta, fino alla cifra record che ha fatto la storia.

Nell’opuscolo della casa d’aste newyorkese era presentata come un’opera di Leonardo, riassumendo più o meno la storia che avrebbe portato il Da Vinci alla realizzazione dell’opera.

Una storia, quella di questo dipinto, che ha dell’incredibile, e muove i primi passi da Robert Simon, mercante d’arte newyorkese che compra il quadro ad un’asta per poco più di 1000 dollari.

È Dianne Modestini, amica restauratrice, la prima a mettere le mani sul dipinto e a sollevare i primi dubbi: è un Leonardo Da Vinci autentico andato perduto.

Un Cristo benedicente che fissa l’osservatore mentre con l’altra mano regge la sfera del mondo. Ciò che più convince la donna è un’impronta del palmo sinistro della mano, che secondo la restauratrice si tratta del “mancino” Leonardo Da Vinci.

Il mercante trova così in un dipinto acquistato a poco prezzo l’opera della sua vita, e trova l’appoggio e il sostegno della National Gallery di Londra. Benché molti esperti mostrino ancora scetticismo, è soprattutto Martin Kemp, un esperto controverso e molto mediatico, a decretarne la sentenza, che sarà alla base della vendita da Christie’s nel 2017.

La delusione maggiore per il principe saudita sarebbe giunta dal Louvre, che non ha mai avallato la paternità di Da Vinci, trasformando quello che poteva essere un buco nell’acqua da mezzo miliardo di dollari, in una trovata di marketing. Il dipinto infatti viene “girato” alla filiale araba del Louvre, e non è mai stato confermato ufficialmente l’acquisto da parte di Salman, che resta solo un’ipotesi.

In vista di una mostra al Louvre di Parigi su Leonardo Da Vinci, sono state tante le pressioni da parte degli emirati, affinché il dipinto fosse affiancato alla Gioconda per una “consacrazione” mediatica. Ma il Louvre ha sempre rifiutato l’attribuzione certa al maestro, proponendo una didascalia che concedeva al massimo “Leonardo Da Vinci e il suo atelier”. Rifiutata tale proposta dell’opera se ne sono perse completamente le tracce, e c’è chi ipotizza che possa adornare le sontuose sale dello yatch Serene, mentre altri ipotizzano il caveau di una banca.

Il motivo del rifiuto è che un dipinto di “Leonardo da vinci e il suo atelier” è quotato al massimo 20 milioni di euro, troppo poco per quella che oggi è l’opera d’arte più costosa della storia.

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