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Lascaux 3.0: al MANN una mostra tra tecnologia e didattica

Nella lista dei siti UNESCO dal 1979, la Grotta di Lascaux in Francia è considerata dagli esperti la Cappella Sistina della Preistoria. Scoperta per caso da un giovane che portava a spasso il suo cane, è uno dei capolavori d’arte rupestre. Sulle pareti infatti sono tante le figure, gli stili e i pigmenti di colore che quasi si rincorrono da parte a parte. La grotta o, forse è più corretto dire, il Complesso di Grotte sorge in un’area ricca di siti che risalgono al Paleolitico superiore.

Celeberrima la “vache noire”, la mucca nera, ma anche cavalli, stambecchi, felini e persino un animale fantastico che gli esperti definiranno “unicorno”. Un apparato iconografico vario e ricco, realizzato tra i 20 e i 17 mila anni fa, che attira l’attenzione di un abate del posto, Henri Breuil, che nel corso della Seconda Guerra Mondiale coinvolge gli abitanti del posto affinché potessero difendere il sito preistorico da eventuali attacchi militari.

Un sito per natura delicatissimo, il cui microclima era fortemente alterato dall’anidride carbonica dei visitatori che accorrevano numerosi per ammirare questa meraviglia dipinta sulla pietra, ragion per cui il Ministero dei Beni Culturali francese decise di interdire il sito al pubblico già a cominciare dal 1963.

Questo porterà alla nascita di Lascaux II nel 1973, una vera e propria ricostruzione del Complesso di Grotte preistorico in una serie di grotte distanti poco più di 300 metri dall’originale, che sarà aperta al pubblico a partire dal 1983.

Ma nel nuovo millennio si è voluto fare di più, e oggi Lascaux 3.0, questo il titolo dell’esposizione, è la naturale evoluzione itinerante ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 31 maggio 2020. Un adattamento site specific per il MANN per gli ambienti dei sottotetti dell’Archeologico, che anticipa l’attesissima riapertura della sezione Preistoria e Protostoria, che avverrà il prossimo 28 febbraio.

Paolo Giulierini, direttore del MANN

Un progetto che porta all’interno del museo napoletano gli ambienti principali della famosa grotta francese, grazie a studi che vanno ad amalgamarsi con le più moderne tecnologie: scansioni delle pareti, riproduzioni fotografiche ad altissima definizione, modelli virtuali 3D, sculture del micro-rilievo fino ad una fedele riproduzione di questi ambienti che diventano uno stargate che ci porta indietro nel tempo.

La mostra si preannuncia, per sua natura, già come uno degli eventi di questa prima metà del 2020, ed è destinata a destare l’attenzione di ragazzini e scuole che vogliono avvicinarsi alla primigenia arte degli uomini delle caverne.

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