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La Traviata di Ferzan Ozpetek al San Carlo di Napoli comodamente a casa

C’è una cosa passata un po’ in sordina e, visto il momento che stiamo vivendo, sento il bisogno di segnalarla. La Traviata diretta da Ferzan Ozpetek, in programma al Teatro San Carlo di Napoli nella stagione 2016/2017, è arrivata non soltanto in DVD, ma anche sulla piattaforma streaming Prime Video, potete dunque vederla gratuitamente usufruendo dei 30 giorni di prova gratuita oppure attraverso il vostro abbonamento Prime in cui è inclusa.

Ed è bellissimo poter assistere a questa Traviata, data la chiusura dei teatri.

È una Traviata Turca, parafrasando il titolo di un noto film di Totò, quella che Ferzan Ozpetek aveva portato al Teatro San Carlo, e che ritornerà nella stagione 2020/2021, così come riportato sul sito del teatro partenopeo.

Forte è l’impronta cinematografica del regista de Le Fate Ignoranti, che firma l’opera di Giuseppe Verdi. A cominciare dall’overture che qui si fa quasi “titolo di testa”, con la proiezione gigante del volto di Violetta, che con il suo sguardo interpreta la musica che di lì a poco la vedrà protagonista assoluta della scena.

Poi il buio. Il sipario si alza, e gli occhi sono tutti per la bellissima scenografia realizzata dal Premio Oscar Dante Ferretti, che in apertura restituisce allo spettatore una aristocratica casa dell’alta borghesia francese, di chiara influenza orientale: tappeti, specchi, narghilè, cuscini disseminati un po’ ovunque sul pavimento, gli arredi. Persino la carta da parati sembra esprimere uno squisito gusto mediorientale.

Ozpetek infatti sposta in avanti le lancette del tempo: nella versione del regista Violetta non vive nel XIX secolo, come vuole il testo originale, ma nella Parigi d’inizio ‘900, quella della Bella Époque, quando la (ri)scoperta dell’Oriente influenzò fortemente il design e la moda.

Ho avuto la fortuna di assistere ad una replica con la bravissima Maria Mudryak, giovane soprano kazako, perfettamente a suo agio nei sontuosi costumi che Alessandro Lai ha disegnato per la sua Violetta Valéry, catturando l’attenzione sulla giovane protagonista, fasciata da un elegante abito di velluto rosso con ricami ottomani, di spilbergiana memoria, che metaforicamente la isola dalle altre figure femminili che compongono il bellissimo quadro d’apertura di una festante società borghese del XX secolo.

La Mudryak si muove altera e spavalda, e il primo atto si conclude così presto che quasi sembra duri più l’intervallo, tanta è l’attesa per il proseguo della storia. Tempi, questi, che necessariamente si perdono nella versione home video e televisiva.

Violetta è una donna dal passato turbolento, di cui si innamora, ricambiato, l’altoborghese Alfredo Germont.

Uno spartito, quello della Traviata, che continua a stregare il mondo dal 1853 su libretto di Francesco Maria Piave.

Il secondo atto si divide tra il breve idillio amoroso di Villetta con il suo amato Alfredo, e il sacrificio che le chiede il padre di lui affinché il figlio non si accompagni a una donna di dubbia morale, che potrebbe mettere a repentaglio il buon nome della famiglia e in pericolo il matrimonio dell’altra sua figlia con un giovane di nobile casato.

La Traviata che con quasi 700 recite è l’opera più rappresentata al Lirico di Napoli, si conferma come storia senza tempo e straordinariamente contemporanea, denunciando quanto il pregiudizio e le convenzioni sociali talvolta siano più forti di un amore che prova a riscattare un’eroina tragica dal suo passato, e che possiamo finalmente vedere comodamente da casa.

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