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La storia di Villa del Balbianello e dell’uomo che la donò al FAI

Villa del Balbianello è il bene FAI più visitato. Non stupisce giungendo in questa dimora settecentesca, che si affaccia sul Lago di Como come un’isola. Dalle sue finestre e ampie vetrate è possibile vedere l’acqua azzurra del lago da ogni lato, come su di un’elegante nave che solca mari indefiniti. Non si direbbe, a guardarla, che si trova sul promontorio della piccola penisola di Lavedo.

Il nome Balbianello nasce dalle più ridotte dimensioni di Villa del Balbiano, di poco distante.

Appena giunto, subito dopo la biglietteria, oltrepasso l’ultimo cancello e imbocco un viale che dà sulla luminosa caffetteria. È qui che conosco Guido Monzino, l’ultimo proprietario della villa, attraverso un video che ne racconta la storia e le eroiche gesta.

Un esploratore, nato alla fine degli anni ’20 dalla famiglia che ha dato all’Italia i grandi magazzini Standa.

La passione per la montagna arriva quasi per caso, in risposta ad una scommessa per la quale scalò il Cervino accompagnato dal noto alpinista Achille Compagnoni.

Da quel momento seguirono una serie di spedizioni in tutto il mondo. La più celebre, quella che ancora riecheggia all’interno della Villa, è quella verso il Polo Nord, di cui, in uno degli appartamenti, è custodita una delle otto slitte con cui l’esploratore realizzò l’impresa.

Qui sono tanti i cimeli che lo raccontano: piccole statuine d’avorio, Buddha dorati, foto, riconoscimenti e medaglie testimoniano ancora i viaggi nel mondo e l’importanza dei suoi progetti.

Prima di Monzino, questo edificio ha versato in uno stato di degrado ed abbandono, prima di essere acquistata dall’ufficiale Butler Ames, che l’ha rivenduta a Monzino a metà degli anni ’70.

Al di là di questa importante figura, la cui presenza è impressa nelle pareti di questo bellissimo edificio, la Villa è famosa soprattutto per il bellissimo giardino e la caratteristica loggia con le colonne in pietra verdeggiate da fitti rampicanti, costruita per unire due corpi di fabbrica altrimenti sconnessi. È questo il punto in cui insisto di più sulle foto, perché voglio anche io, come blogger ed influencer famosi, cogliere l’essenza di questo luogo attraverso la sua prospettiva più famosa, attraverso quella balaustra un po’ barocca.

La villa è stata negli anni set di svariati film. I ragazzini di oggi la ricordano soprattutto per una scena di Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni, me ne accorgo mentre un ragazzino lo domanda al suo papà, attribuendo agli effetti speciali la differenza tra pellicola e realtà. Negli anni questo luogo è stato anche set di Casino Royale, primo 007 con Daniel Craig, anche se io preferisco ricordarlo per Un mese al lago, film romantico senza pretese con Vanessa Redgrave, che ci fa vivere la magia di questi luoghi.

Passeggiare tra i giardini è un toccasana per l’anima, tra la natura in fiore e lo sciabordio dell’acqua mossa da barche e motoscafi che attraversano il lago.

Qui è come se il tempo si fosse fermato. Guido Monzino, che morì senza eredi prematuramente a soli 60 anni nel 1988, la lasciò al Fondo Ambiente Italiano, che da quel momento tiene la villa così come gli è stata consegnata.

Sul piccolo imbarcadero, per quelli che arrivano dal lago, Butler fece incidere “Fay ce que vouldras”, Fa’ ciò che vuoi, una frase del “Gargantua” di Rabelais, un invito a vivere liberi da condizionamenti e, a giudicare dalla bellezza di questo luogo, qui è decisamente possibile.

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