ARTE

La ragazza con l’orecchino di perla svela i suoi segreti

Definito “La Gioconda d’Olanda”, La ragazza con l’orecchino di perla, opera di Jan Vermeer, è uno dei dipinti più misteriosi del mondo. Se un film con Scarlett Johansson ha provato al cinema a ricostruirne la figura, nulla o poco sappiamo sulla Ragazza col turbante, questo il vero titolo dell’opera che il pittore fiammingo ha realizzato nel 1665, la cui identità è ancora ignota.

Un recente studio raccontato dal The Guardian prova a svelare di più sul dipinto custodito al Mauritshuis a L’Aia. I ricercatori del museo dei Paesi Bassi hanno infatti reso noto i risultati di una ricerca sulla tela.

Si scoprono così alcuni “ripensamenti” dell’artista, come quello di dipingere inizialmente dietro alla testa della ragazza una tenda verde, poi gradualmente sparita in favore di uno sfondo scuro, mentre sul volto della misteriosa donna si notato delle sottilissime ciglia.

Questi ripensamenti è comunque la prova che l’artista amasse ritrarre i suoi soggetti in contesti assolutamente reali.

Lo studio condotto dai ricercatori ha inoltre indagato anche i pigmenti usati da Vermeer, e così si scopre che il bianco utilizzato per “l’orecchino di perla”, originario del Peak District in Inghilterra. Ma la stessa perla è un mistero: nessun contorno la definisce, né pare sia stato dipinto un gancio all’orecchio della ragazza.

Anche la stessa posizione dell’orecchio, ad una più approfondita analisi, si evince che non corrisponde a quella che vediamo oggi, così come la posizione del collo.

Se il bianco proviene dall’Inghilterra, il rosso proviene dalla cocciniglia, un insetto originario del Sud America. Molto prezioso l’azzurro che proviene da polvere di lapislazzuli. Pensate, la stessa utilizzata da Michelangelo per la Cappella Sistina, che l’artista utilizzò solo nella facciata del Giudizio Universale (e non per la volta), quando anche i colori e i materiali erano a carico del suo committente, Papa Clemente VII.

E anche nel XVII secolo, pare, secondo gli studiosi, che questo materiale fosse quasi più prezioso dell’oro.

Composto originariamente di solo marrone e nero, Vermeer ha aggiunto i colori soltanto in un secondo momento, partendo dallo sfondo fino al primo piano.

Ma il mistero sull’identità persiste, al punto che la scrittrice Tracy Chevalier, nel suo romanzo La ragazza con l’orecchino di perla del 1999 (che ha in qualche modo ribattezzato il dipinto) immagina che si tratti di una cameriera a servizio nella casa dell’artista che in gran segreto aveva posato per lui. Un successo letterario che aveva portato all’omonimo film del 2003.

Affascinata dal dipinto, la direttrice del Mauritshuis, Martine Gosselink che ha detto: «La ragazza non ha ancora svelato la sua identità ma dobbiamo continuare a conoscerla meglio». Le fa eco Abbie Vandivere, responsabile capo del progetto di ricerca, che ha detto: «Sappiamo di più sui materiali e sulle tecniche di Vermeer, ma non sappiamo ancora chi sia la ragazza, ma è positivo che alcuni misteri rimangano perché così tutti possono continuare a speculare su di lei. Permette alle persone la propria interpretazione personale della ragazza».

E proprio come succede per la Gioconda a Parigi, noi continuiamo a chiederci a chi appartenga quello sguardo malinconico e misterioso della ragazza con l’orecchino di perla.

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