ARTE

La Primavera: storia e segreti del capolavoro di Sandro Botticelli

21 marzo, primo giorno di Primavera. Oggi più che mai sentiamo il bisogno di celebrare l’arrivo della bella stagione, la stagione degli amori per eccellenza, e non posso non farlo che parlando di un’opera straordinaria come la Primavera di Sandro Botticelli.

Documentata nel Guardaroba mediceo nel 1815, nel 1853 fu trasferita alle Gallerie dell’Accademia a vantaggio degli studi dei giovani artisti prima di essere definitivamente spostata nel 1919 alle Gallerie degli Uffizi dove si trova tuttora.

Se è certa la mano di Sandro Botticelli, più incerta è la datazione, che oscilla tra il 1478 al 1482, anno più accreditato dai critici, concordi nel ritenere che sia stata realizzata dopo il soggiorno nella Capitale dell’artista, recatosi a Roma per realizzare tre episodi biblici all’interno della Cappella Sistina.

L’opera fu originariamente commissionata da Giuliano de’ Medici nel 1478, per celebrare la nascita del primo figlio avuto dalla moglie Fioretta Gorini; morto prematuramente nella congiura dei Pazzi, il dipinto fu “riciclato” per la commissione di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (detto Lorenzo il Popolano) per celebrare il suo matrimonio con la nobildonna fiorentina Semiramide Appiani.

Il dipinto, come una sorta di “fumetto” va letto da destra verso sinistra, dove troviamo la raffigurazione del mito di Zefiro che sedute la ninfa Clori, la quale rinasce come Flora (raffigurata anch’essa subito dopo i primi due). Dalla bocca di Clori infatti fuoriescono degli arbusti, dei fiori, come principio di una trasformazione che ritroviamo compiuta con la raffigurazione di Flora, dea della natura.

Primavera (Flora, dettaglio) Sandro Botticelli

Al centro l’ultima trasformazione, come Primavera, contornata dalla natura, da alberi, da fiori di ogni tipo che la celebrano e la incorniciano perfettamente, in un gioco armonico che la isola e al tempo stesso la rende parte di questa fioritura. Si tratta in realtà, anche in questo caso, della dea Venere, che riconosciamo anche dalla presenza del figlio Cupido sopra la sua testa.

Alla destra di Venere (dunque alla sinistra di chi guarda) ritroviamo le tre Grazie, coperte solo da leggerissimi veli, che sensuali si muovono in una armoniosa danza.

Nascita di Venere – Botticelli
(volto di Simonetta Vespucci)

La committenza di Lorenzo il Popolano la ritroviamo nella raffigurazione di Mercurio all’estremità sinistra del dipinto, cui Botticelli dà le sue fattezze.

Seguendo infatti questa interpretazione, molti avrebbero riconosciuto in Venere-Primavera il volto di Fioretta Gorini. Anche i volti delle Grazie sono contemporanei a Botticelli: a sinistra infatti è possibile riconoscere Caterina de’ Medici in contrapposizione con Santa Caterina d’Alessandria.

Ma in quest’opera, non a caso esposta nel museo fiorentino nella stessa sala della Nascita di Venere (non solo per un ordine autorale), è possibile riconoscere un altro volto famosissimo.

Si tratta di Simonetta Vespucci, Marco Vespucci (lontano cugino del più famoso Amerigo), la quale divenne l’amate di Giuliano de’ Medici nonché musa dello stesso Botticelli, che diede il suo volto proprio Venere che sorge dalle acque all’interno di una conchiglia, ma anche ad una delle tre Grazie (quella al centro) della Primavera e probabilmente alla stessa Flora del medesimo dipinto. Botticelli, che probabilmente amava a sua volta la bella Simonetta, continuò a ritrarla anche quando questa scomparve prematuramente a soli ventitré per tifo o peste, come dimostrano alcuni ritratti postumi della donna, regalando alla sua amata il dono dell’immortalità.

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