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“La Ferita” di Palazzo Strozzi a Firenze

Se i musei sono ancora costretti a tenere le porte chiuse per le restrizioni del coronavirus, la cultura e l’arte, per fortuna non si fermano e, al contrario, diventano potente strumento non solo di espressione artistica, ma anche e soprattutto riflessione.

E così piazze, luoghi pubblici e persino pareti, diventano le sale di fortuna per ospitare opere e site specific. L’ultima, svelata oggi, 19 marzo 2021, quella di Palazzo Strozzi a Firenze, le cui pareti continuano (nel 2016 fu già la volta dei “canotti” di Ai Weiwei) ad ospitare installazioni.

Si intitola La Ferita ed è un’opera di uno degli artisti contemporanei più noti al mondo, Jr, chiamato ad interpretare la nota facciata di uno dei luoghi simbolo di Firenze.

Un invito a riflettere sull’accessibilità ai luoghi della cultura ai tempi del coronavirus.

Un enorme squarcio, alto 28 metri e largo 33 che mostra gli interni silenti e deserti dell’edificio, attraverso un interno reale e immaginario che cita quasi cita le opere di Escher e di Piranesi.

Continua dunque la volontà di tenere vivo il dialogo tra antico e contemporaneo che ha attirato visitatori e curiosi attraverso una serie di opere e installazioni che hanno dato nuove forme all’edificio rinascimentale, coinvolgendo artisti della scena internazionale che hanno interpretato il presente.

Promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi e Andy Bianchedi è realizzata in memoria di Hillary Merkus Recordati.

Sostenitori della Fondazione Palazzo Strozzi il Comune di Firenze, la Regione Toscana, ma anche la Camera di Commercio di Firenze, la Fondazione CR Firenze, il Comitato dei Partener di Palazzo Strozzi e Intesa Sanpaolo, con il patrocinio dell’Institut français Firenze.

Jr aveva già portato i suoi straordinari collage fotografici in svariate e diverse parti del mondo: dalle favelas di Rio de Janeiro alla grande piazza della Piramide del Louvre, da Ellis Island a New York alla prigione di massima sicurezza di Tehachapi in California.

Oggi l’artista ci invita a riflettere sulle difficoltà di occasioni di fruizione dell’arte nei luoghi tradizionali, creando un’opera che sia visibile da chiunque sulla facciata del noto museo fiorentino.

Un invito a ritrovare il rapporto diretto con l’arte e la ricerca di nuove forme di condivisione e partecipazione di cui sentiamo estremamente il bisogno.

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