INTERNATTUALE

La cultura dimenticata dal DPCM di Natale

Il Paese di Leonardo, Michelangelo, Donatello, Raffaello si è dimenticato dei musei, si è dimenticato della propria storia, di quelle radici secolari che, prima del covid, tutto il mondo ci invidiava ed accorreva in Italia ad ammirare incantato. È successo ieri, durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo DPCM del Premier Conte, che ci traghetterà fino agli inizi del 2021, dove le festività sono evidentemente considerate elementi indispensabili alla vita degli italiani, mentre i musei, le gallerie, i luoghi d’arte e cultura, come cinema e teatri, devono tenere porte, serrande e sipari calati fino al 15 gennaio, fino a nuovo ordine.

Salvi archivi e biblioteche, che potranno garantire il solo servizio di prestito e consultazione su prenotazione.

Un DPCM che non considera l’arte il benessere psico-fisico che porta vedere un museo, ammirare una mostra, stare in contatto con le opere. A nulla sono valse le migliaia di condivisioni in passato a suon di “L’arte fa bene alla salute. Lo dice la scienza” perché la scienza, in questo momento, la considera dannosa, la considera come veicolo di trasmissione del virus, causa di affollamento degli autobus e dei mezzi di trasporto già carenti, motivo di assembramento ben più, evidentemente, di quanto una festa in casa, una cena con gli amici, il pranzo di Natale in famiglia possano fare.

Eppure a metà anno, era stato chiesto a musei, cinema, teatri di prendere provvedimenti affinché si adeguassero alle allora nuove direttive: posti a sedere alternati, gel sanificanti all’ingresso, misurazione della temperatura, obbligo dei dispositivi individuali di sicurezza (le mascherine). Ma mentre potremo andare a messa e sederci, non potremo invece farlo per goderci un buon film, per vedere uno spettacolo o il balletto, per guardare le nostre opere preferite.

Il tutto nel silenzio del Ministro della Cultura, Dario Franceschini, che pensa bene di sopperire a tale mancanza stringendo un accordo da 19MILIONI di euro con chili.it per la diffusione di contenuti, il famoso “Netflix della Cultura”, quando forse sarebbe bastato affidarsi alla piattaforma gratuita RaiPlay creando un canale apposito per mostrare ciò che non possiamo vedere fisicamente adesso, con un abbonamento a parte.

E se le feste, lo shopping e i pranzi sono (parzialmente) salvi, confidando di salvare un’economia ormai allo sbando, lo stesso non può dirsi per i tanti spazi espositivi e museali privati, che vedono chiudere la propria attività senza alcuna possibilità di appello.

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