ARTE

La bottiglia d’olio più antica del mondo al Museo Archeologico di Napoli

Qualche anno fa ne aveva parlato Alberto Angela durante uno speciale sui depositi del Museo Archeologico di Napoli. Adesso uno studio lo conferma ufficialmente: la più antica bottiglia d’olio del mondo si trova al MANN.

Sepolta nel 79 d.C. a Pompei, questa bottiglia testimonia quanto questo alimento fosse fondamentale per quella che oggi definiamo dieta mediterranea già per gli antichi romani.

A darne l’annuncio uno studio del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, pubblicato sulla rivista NPJ Science of Foods del gruppo Nature. Un’indagine sui reperti organici custoditi nei depositi del museo napoletano che, proprio in questo periodo, è sottoposto ad un’importante operazione di riordino delle sue collezioni, promossa dal direttore Paolo Giulierini, che si è prefisso l’obiettivo di renderli fruibili attraverso l’apertura di un’ala che in questo momento è interessata da lavori di restauro e ristrutturazione e che, una volta completata, farà del Museo Archeologico di Napoli il complesso museale dedicato all’archeologia più importante del mondo.

La bottiglia è molto simile ad alcune raffigurazioni coeve che ritroviamo negli affreschi pompeiani. Il reperto è stato rinvenuto durante gli Scavi di Ercolano nel 1738 ad opera del Principe d’Elboeuf e continuati poi con Carlo di Borbone. Al suo interno una sostanza dalla consistenza “cerosa”.

A coordinare il lavoro di ricerca sul prezioso liquido fossilizzato, il Professor Raffaele Sacchi, il cui team ha consentito di verificare non soltanto l’autenticità e caratterizzare l’identità molecolare di un campione di olio di oliva prelevato: «Si tratta del più antico campione di olio di oliva a noi pervenuto in grosse quantità – ha detto Sacchi in merito – l’identificazione della natura della “bottiglia d’olio archeologico” ci regala una prova inconfutabile dell’importanza che l’olio di oliva aveva nell’alimentazione quotidiana delle popolazioni del bacino Mediterraneo ed in particolare degli antichi Romani nella Campania Felix».

Per risalire al contenuto della bottiglia il team è ricorso ad avanzate tecniche del carbonio-14 e tecniche molecolari, che hanno consentito l’identificazione.

Intanto, se avete perso la puntata di Alberto Angela, eccola:

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