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La bellezza femminile in mostra al Parco Archeologico di Pompei

Si intitola Venustas. Grazia e bellezza a Pompei ed è la mostra con cui il Parco Archeologico di Pompei prova a ripartire dopo i mesi di lockdown e la graduale riapertura delle domus. Il direttore Massimo Osanna, neo Direttore generale dei Musei di Stato, ha deciso di mettere in vetrina gioielli e reperti della cosmesi femminile. Un lungo percorso archeologico che mostra l’evoluzione del gioiello e della cura del sé, dall’età del Bronzo (XV sec. a.C.) fino ai più recenti ritrovamenti della Casa di Helvius Severus e la Casa della Venere in bikini.

Oro, bronzo, osso sono tanti e svariati i materiali con cui si adornavano le donne dell’antichità, che amavano particolarmente l’ambra e decorazioni a forma di animali da indossare come amuleti contro la malasorte.

Creme, trucchi, bagni di profumo, specchi per ammirarsi, ornamenti per abiti e gioielli, amuleti, statuette e preziosi.

Allestita nella Palestra Grande, la mostra resterà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2021.

Sono 19 le vetrine che seguono un excursus cronologico, mostrando ai visitatori un totale di 300 reperti.

Di grande fascino proprio la sezione che riguarda l’antica Pompei che mostra reperti risalenti al I sec. d.C., quando l’Imperatore Augusto promulgò alcune leggi sulla gestione del patrimonio delle spose fedeli e fertili. È in questo periodo allora che la donna romana diventa più attenta alla cura del proprio aspetto.

Una moda, quella romana, mai del tutto passata, e spesso riproposta anche nell’haute couture, lo dimostra l’ultima collezione alla Valle dei Templi di Dolce & Gabbana ispirata proprio a toghe, tuniche, calzari e gioielli dell’antica Roma.

Tra i reperti non mancano gli ex voto, con statuette dalle fattezze femminili adornati di gioielli.

Usi e costumi che affondano le loro radici in uno dei Paesi del mondo antico che ha dato grande importanza alla cura del corpo, l’Egitto. Lo sapeva bene Cleopatra, ultima dei Tolomei, che, come farà anche Poppea, faceva il bagno nel latte d’asina. Pratiche che arrivavano a noi attraverso l’antica Neapolis, ma anche Capua, Paestum e la stessa Pompei, dove persino il profumo divenne sinonimo di lusso e simbolo di uno status sociale.

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