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Jago arriva a Piazza del Plebiscito a Napoli con l’opera “Look down”

Si intitola Look down, guarda giù, ed è il progetto che l’artista Jago ha portato in Piazza Plebiscito alle prime luci dell’alba di giovedì 5 novembre. Un gioco di parole, nell’Italia della pandemia, che rimanda a quel lockdown, e che qui invece invita a guardare in basso. Un feto gigante, in marmo bianchissimo, il cui cordone ombelicale è una catena che lo lega indissolubilmente alla terra che dovrebbe nutrirlo.

Quotata un milione di euro, l’opera è un omaggio agli ultimi. Homeless, senza casa, è questo il nome del bimbo: occhi chiusi, rannicchiato su se stesso, rinchiuso in una condizione di fragilità, senza certezza alcuna, mettendo in evidenza anche la condizione di quelli che, in questo momento, duramente sono stati colpiti, le famiglie e l’intera società.

Il racconto delle fragilità dell’animo umano si fa, nel racconto del giovane scultore, feto indifeso ed innocente, che invita a considerare quanto, in un momento in cui è proibito anche stare fuori, la precaria condizione dei clochard, e di chi una casa non ce l’ha, è oggi più sentita che mai.

Jacopo Cardillo, questo il vero nome dell’artista, è da sempre sensibile e vicino alle tematiche sociali di grande importanza e attualità.

È la prima volta, dall’inizio di questa pandemia nello scorso marzo, che un artista decide di donare alla comunità un’opera che parla con una tale violenza ed una tale dolcezza, e vuole essere un potente messaggio per tutti, rappresentando la voce soprattutto di coloro che voce non hanno.

Famoso per l’opera Il Figlio Velato, nella Chiesa di San Severo fuori le mura, chiaro riferimento al ben più noto Cristo di Giuseppe Sanmartino, Jago è entrato a far parte dell’orbita di Padre Antonio Loffredo, che gli ha aperto le porte dell’antica Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, chiusa da anni.

Originario di Frosinone, l’artista ha sempre vissuto un rapporto viscerale con la città di Napoli, che scopre ogni giorno tra i vicoli del centro storico e nel cuore del popolo più vero e verace: «Il significato della mia opera? – dice l’artista in merito – andatelo a chiedere a tutti quelli che, in questo momento, sono lasciati incatenati nella loro condizione. “Look down” è l’invito a guardare in basso, ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili».

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