ARTE

Il Mistero dell’enigma scritto sulla facciata della Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli

Nell’area dove oggi c’è la nota Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli sorgeva Palazzo Sanseverino. Progettato e ultimato nel 1470 da Novello da San Lucano per espresso volere di Roberto Sanseverino principe di Salerno, il palazzo era celebre per la bellezza dei suoi interni, le sue sale affrescate e lo splendido giardino.

In breve tempo si era trasformato in un vero e proprio punto di riferimento per la cultura napoletana rinascimentale e barocca del tempo.

Nel 1584 il palazzo e gli annessi giardini furono però venduti ai gesuiti, i quali, riadattarono gli spazi e, tra il 1584 e il 1601, ne fecero la chiesa che oggi tutti conosciamo.

L’appellativo “Nuovo” era dovuto al fatto che a Napoli esisteva già una Chiesa del Gesù, che negli anni è diventata appunto Chiesa del Gesù Vecchio.

Oggi il Gesù Nuovo è uno dei monumenti imprescindibili per il visitatore che viene per la prima volta a Napoli. Caratteristica la sua facciata, un tempo facciata dell’originario Palazzo Sanseverino, costituita da bigne, piccole piramidi in piperno, aggettanti verso l’esterno molto diffuse nell’architettura del rinascimento soprattutto del centro e del nord Italia.

Intorno a questo bugnato aleggia una delle leggende che contribuisce a fare di Napoli una città esoterica.

Secondo la leggenda infatti si credeva che i maestri della pietra napoletana, i pipernieri, fossero in grado di caricare di energia positiva la pietra che lavoravano, tenendo così lontani gli influssi negativi.

Le bugne, “a punta di diamante”, recano sopra degli strani segni ai lati, e sono proprio questi che hanno dato luogo al credo popolare secondo il quale potessero avere una chiave di lettura misterica, occulta.

La leggenda infatti narra che i maestri tramandassero delle conoscenze esoteriche ai loro apprendisti, soltanto oralmente. Per far sì che questa pietra fosse caricata di energia positiva, i segni sarebbero il risultato di questo sapere, legati ad arti magiche o comunque alchemico-esoteriche.

Notoriamente la punta nella tradizione e superstizione napoletana, ha la capacità di “tagliare” il male, lo stesso principio che vale un po’ per il corno portafortuna. La facciata fungerebbe così da “schermo” protettivo, e aveva il compito di convogliare tutte le energie positive e benevole verso l’interno, mantenendo fuori quelle negative.

Ma i maestri costruttori non sarebbero stati così virtuosi e, le pietre segnate non sarebbero state poste correttamente, così da ottenere l’effetto esattamente contrario: il magnetismo dell’edificio avrebbe attirato le negatività, riflettendo le energie positive verso la piazza. Il che sarebbe causa, e in un certo senso spiegherebbe, le sventure del Principe Sanseverino: dalla confisca dei suoi beni alla conseguente vendita del palazzo ai gesuiti, passando per gli incendi subiti dalla chiesa e i ripetuti crolli della cupola, fino alla cacciata degli stessi gesuiti dalla chiesa.

Secondo lo storico dell’arte Vincenzo De Pasquale, che ha fatto uno studio nel 2010 insieme, ai musicologi ungheresi Csar Dors e Lòrànt Réz, i segni sulle bugne sarebbero simboli dell’alfabeto aramaico, identificando note di uno spartito scritto sulla facciata della chiesa, la cui composizione durerebbe all’incirca tre quarti d’ora. Si tratterebbe di un componimento musicale per strumenti a plettro, cui gli studiosi hanno (naturalmente) dato il titolo di Enigma.

Questa interpretazione, senza dubbio molto affascinante, è stata però sconfessata da Stanislao Scognamiglio, esperto di ermetismo e simbologia esoterica, che sconfessa questa teoria dei simboli dell’alfabeto aramaico, e ritiene che possano coincidere con la simbologia operativa che i laboratori alchemici hanno utilizzato fino al Settecento.

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