Il mio Rembrandt, il film che riporta la grande arte al cinema

Il mio Rembrandt locandina film

Si intitola Il mio Rembrandt ed è un film, molto atteso, che riporta la grande arte al cinema. Un evento Nexo Digital e Piece of Magic, che arriva a più di 350 anni dalla morte del noto pittore olandese.

Ma chi era Rembrandt?

Prova a rispondere a questa domanda la della regista olandese Oeke Hoogendijk, che ambienta il suo film nel mondo degli Antichi Maestri.

Oeke Hoogendijk, regista del film “Il mio Rembrandt”

Intricata la trama narrativa che si muove su tre storie diverse che si intersecano: i collezionisti d’arte Eijk e Rose-Marie De Mol van Otterloo, l’americano Thomas Kaplan e lo scozzese Duca di Buccleuch provano a mostrano il legame che hanno con i “loro” Rembrandt, mentre il banchiere Eric de Rothschild mette due opere dell’artista in vendita, innescando così una battaglia tra il Rijksmuseum e il Louvre.

Sulle tracce di “nuovi” dipinti di Rembrandt

Ma il film segue anche l’aristocratico mercante d’arte olandese Jan Six sulle tracce di due “nuovi” dipinti di Rembrandt, uno snervante viaggio di scoperta che pare la realizzazione del suo più grande sogno d’infanzia. Ma quando è accusato di avere violato l’accordo con un altro mercante d’arte, il suo mondo collassa.

Le parole della regista sul film

Non un documentario, ma un prodotto che si avvicina molto più al film “mostrando i personaggi principali con ogni possibile elemento umano – dall’amore profondamente sentito per i dipinti di Rembrandt alla lotta per lo status e l’orgoglio nazionale – e costruire uno storytelling diverso da quella un documentario educativo, ma più simile a un film di finzione, in cui la narrazione ti spinge fino al limite”.

Numerosi premi per la pellicola

Per questo film Hoogendijk ha ricevuto numerosi premi nei Paesi Bassi e all’estero, tra cui il Golden Calf al Netherlands Film Festival, il Prix D’Italia e riconoscimento di miglior documentario olandese all’IDFA 2014.

Il film mostra al pubblico cosa rende il lavoro di questo pittore olandese del XVII secolo tanto speciale e perché le sue opere continuino, ad oltre tre secoli e mezzo dalla sua morte, a toccare profondamente l’animo delle persone: «Il mio obiettivo era creare un dramma shakespeariano – ha detto la regista – mostrando i personaggi principali con ogni possibile elemento umano. Devo molto alla fiducia e al candore dei miei protagonisti che – per quanto diversi possano essere i loro mondi – condividono un dettaglio cruciale che li ha tutti in pugno: la febbre di Rembrandt».

Alcune opere di Rembrandt erano già state viste, al cinema, in un altro film evento, l’Ermitage: «I cittadini della Amsterdam del XVII secolo – prosegue la regista in una nota – facevano la fila per farsi ritrarre da lui: Rembrandt ha guardato sotto la superficie e ha mostrato chi fossero veramente le persone che disegnava. Non lusingava i suoi commit-tenti, pur avendo un occhio per la vanità e la raffinatezza delle persone nell’ambiente sociale che dipingeva. E ha applicato questo metodo senza pietà anche a se stesso. I suoi autoritratti, specialmente quelli tardi, sono esplorazioni incredibilmente oneste del tributo psicologico che paghiamo nel corso delle nostre vite».

Le domande che restano dopo aver visto il film

Hoogendijk è specializzata in documentari sull’arte e adesso ritorna con un soggetto raccontato in maniera originale, svelando una storia che parla di e per amanti della grande arte: «La domanda che rimane dopo aver visto il film non è «Cosa facciamo oggi con l’eredità di Rembrandt?», quanto piuttosto: «Cosa c’entra con noi l’eredità di Rembrandt?»”. C’è qualcosa di curioso in Rembrandt; è come se il suo lavoro avesse una veridicità, un’emotività e un’empatia così straordinarie che chiunque guardi un suo di-pinto vada alla ricerca di se stesso».

Quando esce al cinema?

L’appuntamento è al cinema il 6, 7 e l’8 giugno, a questo LINK la lista completa dei cinema.

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