MUSEI

Il MANN a Napoli riapre ai visitatori nel giorno della Festa della Repubblica

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli riapre le porte al suo pubblico. E non c’era modo migliore di celebrare questa Festa della Repubblica, questo 2 giugno di ritrovata libertà del popolo italiano, che oggi si fa simbolicamente Festa dei Musei e dell’Arte.

Termoscanner, adesivi segna-passi, gel disinfettante, mascherina obbligatoria, così come la prenotazione tramite siti web dedicati. Sono queste le nuove disposizioni da seguire per vistare in sicurezza le sale del MANN.

Sembrano lontani i tempi del pre-covid, quelli in cui orde di turisti e cittadini aspettavano pazientemente di entrare lungo file chilometriche, ma il clima è di festa, e i primi, anche se forse ancora pochi, visitatori della giornata, consentono di guardare al futuro del museo con ottimismo.

Entusiasta ed emozionato il Direttore Paolo Giulierini racconta come sarà il suo museo del “dopo”, tra ambiziosi progetti di “internazionalizzazione” dell’Istituto e nuove tecnologie a supporto dell’offerta museale.

Direttore, questa è una nuova ripartenza per il Museo Archeologico, qual è lo spirito di questa giornata e che cosa significa aprire oggi, tra l’altro di martedì, giorno che tradizionalmente è di chiusura per il museo?

«È stata una sfida nella sfida, voler riaprire di martedì, giorno di chiusura tradizionale, per aprire nel giorno della Festa della Repubblica. Il messaggio recondito, ma non troppo, che vogliamo lanciare è che lo Stato poggia i suoi valori sulla propria storia, e non si può non ripartire dalla storia antica per segnalare agli italiani e ai turisti che oggi, da oggi, è possibile di nuovo fare un percorso in sicurezza e vedere l’arte come non l’hanno mai vista, perché i numeri contingentati permettono veramente una visita come ai tempi del Grand Tour».

Come ha vissuto il museo questi mesi, come un museo vive i mesi di lockdown, senza pubblico?

«Il museo senza pubblico ovviamente è un non-museo, quindi abbiamo cercato una grande vivacità sui social, ci siamo riusciti anche ottenendo il riconoscimento da parte del Politecnico di Milano. Tuttavia dobbiamo ricordare che sono le persone che danno senso al nostro lavoro, e quindi è importante riaccogliere tutti e creare di nuovo sintonia con la comunità, e anche con la comunità allargata dei turisti che speriamo da domani tornino a frequentare la Campania».

Proprio in merito al turismo: oggi si parla tanto di “turismo di prossimità”, quindi probabilmente cambierà anche il tipo di pubblico del museo. Cambia anche il modo di proporre l’offerta culturale del museo rispetto a questo diverso tipo di pubblico, più locale?

«Sicuramente il pubblico locale più essere anche più coccolato e soprattutto stimolato a riconnettere ciò che viene visto nel museo con ciò che è presente nel territorio. Quindi quello che noi dobbiamo cercare di far meglio da oggi è disegnare delle linee invisibili, delle traiettorie, che leghino come tante perle ad un filo i luoghi dai quali vengono gli oggetti che sono depositati nel museo».

Lei prima ha parlato di storia. Il museo diciamo che non è la prima volta che è stato costretto a chiudere, se pensiamo ad esempio al ’45, durante la Seconda Guerra Mondiale, ha ritrovato un’occasione di rilancio soltanto intorno al 1960, con le Olimpiadi e con la Pinacoteca che si spostava nell’allora nascente Museo di Capodimonte. Quale sarà questa volta l’occasione di rilancio? Non dovremo aspettare quindici anni per ritornare ai numeri di poco fa…

«L’occasione di rilancio credo che sarà determinata dal 2021, perché nel 2021 si compiono alcuni processi importantissimi per il museo: a giugno riapriremo la collezione della statuaria campana, a dicembre del 2021 raddoppieremo le collezioni pompeiane con cose straordinarie di Sing Sing [i depositi del museo, ndr], e sempre nello stesso anno questo stesso atrio diventerà una gigantesca hall dove si potrà stare a prescindere dal biglietto. Questa trasformazione, unita ad un nuovo auditorium che apriremo adesso a fine luglio, darà una caratura internazionale all’Istituto e quindi l’Istituto credo che non avrà bisogno di eventi esterni per ripartire perché avrà un’attrazione intrinseca a se stesso».

Riusciremo a recuperare mostre come quella su Thorvaldsen, o sono spostate, per i prestiti che sono fermi in questo momento?

«Abbiamo posticipato una serie di mostre. La prima ad essere posticipata è I Gladiatori, che però viene inaugurata a gennaio, nel 2021 sarà confermata I Bizantini, slitteranno di un anno le mostre dedicate ad Alessandro Magno, a Samarcanda, a Thorvaldsen. Decideremo per alcune di farne una visione digitale, laddove non sia possibile avere gli oggetti in prestito. Ma dell’offerta programmata non si perderà nulla alla fine».

Ultima domanda in chiusura: qual è il suo stato d’animo oggi?

«Oggi sono felice come il primo giorno di scuola [ride. Ndr]».

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