INTERNATTUALE

Il DPCM di Natale proverà a salvare le feste, ma non i luoghi della cultura

«Tutto mi esaspera» diceva Johann Wolfgang Goethe ne I dolori del giovane Werther, ed è probabilmente ciò che pensa la maggior parte degli italiani all’ennesima bozza no-sense del prossimo DPCM che ci dirà come trascorrere le vacanze di Natale senza correre (troppi) rischi per il coronavirus. Tante le “falle” in questo sistema esasperato ed esasperante, che cerca di dare una botta al cerchio del lockdown e un’altra alla botte della nostra economia, per un risultato confuso che non fa bene, forse, né all’uno né all’altra. 

La prima novità è la durata di questo DPCM che potrebbe essere estesa oltre il normale limite di 30 giorni, e arrivare così fino a dopo l’Epifania. 

No agli spostamenti tra regioni, ma solo a partire dal 21 dicembre fino al 6 gennaio: tutti coloro che vorranno raggiungere “i parenti di giù” in teoria potrebbero farlo già a partire da oggi fino a domenica 20, poiché si consente di ritornare alla propria residenza purché non sia una seconda casa. 

Cambiano gli orari del coprifuoco, che potrebbero in questo modo salvare quella che quest’anno più che mai sarà una corsa ai regali di Natale: i negozi potranno restare aperti fino alle 21.00, tranne che a Natale e Santo Stefano, mentre restano chiusi i centri commerciali nei weekend. 

Per chi spera nel pranzo di Natale “fuori casa” potrà farlo: i ristoranti potranno infatti restare aperti il 25 e il 26 dicembre, a Capodanno e all’Epifania fino alle 18.00. Possono restare aperti sotto le feste anche gli alberghi di montagna, ma con servizio in camera sempre a partire dalle sei del pomeriggio. 

Come sarà il nostro Capodanno? È confermato il coprifuoco anche a Natale e Capodanno. Dalle ore 22.00 alle ore 5.00 del giorno successivo, nonché dalle ore 22.00 del 31 dicembre 2020 alle ore 7.00 del 1° gennaio 2021 sono consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. 

Ma i luoghi della cultura? Ancora una volta il nuovo DPCM sembra dimenticarsene, o meglio se ne ricorda lasciandoli completamente chiusi: restano infatti sospesi gli spettacoli di cinema e teatri, e se va meglio alle biblioteche, che possono garantire il servizio prestiti, i musei invece potrebbero restare ancora chiusi al pubblico addirittura fino al 15 gennaio 2021. 

Ancora una volta insomma i luoghi della cultura hanno un ruolo marginale nella vita e nell’economia del nostro Paese, e se gli Statali hanno le spalle relativamente coperte da finanziamenti e fondi pubblici, quelli privati, così come i produttori di mostre, devono invece confidare in ristori e fondi di emergenza che tardano ad arrivare e non riusciranno a coprire tutte le spese già sostenute. 

Eppure i musei italiani nel 2018 hanno prodotto 27 miliardi di euro, pari all’1,6% del PIL, con 117mila posti di lavoro non sembrano contemplati. 

E se la scuola dal 7 gennaio potrà contare sul 50% di didattica in presenza e l’altra metà a distanza, così come le Università con lauree ed esami in presenza, il settore culturale sembra l’unico che al momento non solo fatica a decollare, ma sembra ben lontano da una vera e propria ripresa o di una sua prospettiva. E mi piace poter ricordare una frase dell’étoile Carla Fracci, che dice: «Un paese senza cultura e arte, senza i mezzi per fare cultura e arte, è un paese che non si rinnova, che si ferma e non ha accesso a ciò che succede in paesi più importanti, negandosi così ad un futuro vero, autentico e soprattutto libero».

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