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I Love LEGO: arriva a Napoli l’arte dei mattoncini colorati

Ultimi giorni per la mostra Andy Warhol a Napoli, che chiude ufficialmente i battenti domenica, 23 febbraio 2020, alla Basilica della PietrasantaLAPIS Museum.

Ma per una mostra che va, ce n’è già una pronta ad arrivare. Il Gruppo Arthemisia, già organizzatore dell’esposizione dedicata all’artista di Pittsburgh, porterà all’interno della Pietrasanta la mostra I Love LEGO.

I Love LEGO alla Basilica della Pietrasanta a Napoli

Dopo lo straordinario successo di Milano e Roma (dove resta fino al 19 aprile), la mostra I Love LEGO arriva per la prima volta a Napoli dal 17 marzo fino al 13 settembre 2020.

I visitatori avranno modo di immergersi in un mondo fatto di gioco e mondi fantastici, ammirando decine di metri quadrati di scenari interamente realizzati con mattoncini colorati. Città moderne, monumenti antichi, ma anche paesaggi medievali, e scenari ispirati alle leggendarie avventure dei pirati e ai Castelli fiabeschi di Harry Potter e Trono di Spade.

Opere minuziosamente progettate e ricostruite da RB Eventi.

Una mostra, questa, che strizza l’occhio agli appassionati, ma soprattutto alle famiglie e ai più piccoli, trasformando il centro storico di Napoli, dove ha sede il Complesso, in un luogo di intrattenimento ed arte, per grandi e piccini, che potranno lasciarsi trasportare dalle atmosfere magiche e divertenti di questo gioco intramontabile. LEGO ha fatto giocare oltre 100 milioni di persone.

Gioco sì, ma al tempo stesso anche arte contemporanea che fa sorridere e diverte. Lungo il percorso di visita infatti, i visitatori potranno vedere anche le opere del giovane artista Stefano Bolcato, che rielabora in chiave di “uomini lego” opere di storia dell’arte famosissime: dalla Gioconda agli autoritratti di Frida Kahlo, dai Duchi di Urbino a La ragazza con l’orecchino di perla. L’artista – attraverso una tecnica pittorica ad olio – ricrea quelle forme di assemblaggio che si ispirano al “magnetismo” dei ritratti rinascimentali, sostituendoli ai famosissimi omini gialli.

Chi mi segue su instagram, lo sa: ho visitato la mostra I Love LEGO, in tempi non sospetti, lo scorso gennaio a La Permanente di Milano, dove mi sono lasciato trascinare dai divertenti meme di Legolize, e dall’allegria contagiosa delle decine e decine di bambini che ammiravano estasiati questi piccoli grandi mondi di mattoncini di plastica.

Ma, parafrasando l’amletica domanda di Luciano De Crescenzo, si tratta di un semplice gioco o di un’opera d’arte? Ci risponde Vincenzo Trione sul Corriere della Sera che dice che “siamo di fronte a qualcosa di diverso: un’originale forma di intrattenimento, attraversata da intenzioni pedagogiche, da rimandi storico-artistici e da segreti echi filosofici” e, citando il filosofo Tommaso W. Bertolotti aggiunge: «Le Lego City fanno pensare alle città-stato elleniche: ermetiche, autosufficienti ed esatte, debitrici di quel che aveva scritto Platone nella Repubblica. Basate su tante parti collegate tra di esse — come gli atomi di cui aveva parlato Democrito — queste città in miniatura sono abitate da omini-automi che hanno sempre le medesime espressioni sorridenti».

Una vera e propria opera di micro ingegneria, che unisce l’arte alla filosofia. La mostra è prodotta e organizzata ancora dal Gruppo Arthemisia, e già si preannuncia come la principale attrazione del centro storico di Napoli, e per le migliaia di visitatori pronti, per qualche ora, a ritornare un po’ bambini.

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