Grand Tour, da Venezia a Pompei alle Gallerie d’Italia di Milano

Inaugurata lo scorso 19 novembre, la mostra Grand Tour resterà alle Gallerie d’Italia di Milano fino al 27 marzo 2022.

Una delle grandi protagoniste di questa esposizione è Napoli e la Campania, non soltanto perché due degli enti prestatori sono il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Real Bosco di Capodimonte, ma anche perché molte delle opere lungo il percorso ritraggono la città di Partenope e i panorami campani del XVIII secolo.

Scevra degli artifizi moderni delle mostre blockbuster come proiezioni e multimedialità, Grand Tour. Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei è, proprio come suggerisce lo stesso titolo, un tour ideale sulle orme di quel viaggio d’istruzione che tra Sette e Ottocento le élite europee, e non solo, compivano per formarsi. Una sorta di cammino iniziatico che coinvolgeva trasversalmente nobili e dotti, letterati e musicisti, uomini di chiesa e pellegrini. Un viaggio che aveva il compito di allargare i propri orizzonti culturali, per conoscere la vita e le bellezze che aveva da offrire, rappresentando una straordinaria occasione che inevitabilmente influiva sulla propria carriera e il proprio percorso professionale e personale.

E allora eccole qui, le opere, disposte nel salone centrale dell’ex banca in Piazza alla Scala. Sculture, marmi, bronzi, ma anche servizi in porcellana, suppellettili e, soprattutto, dipinti.

Si parte dall’Antico e dalla sua (ri)scoperta, da quella Pompei ed Ercolano, con le opere iconiche del MANN e dell’Hermitage di San Pietroburgo, che riemergevano alle falde del Vesuvio, attirando le borboniche attenzioni e scavazioni, che ispiravano artisti e scrittori, dipinti e versi, opere nate, forse, più per documentare, antesignane dell’istantaneo gesto di catturare le immagini con il proprio smartphone. Dai canali di Venezia ai Fori Romani, passando per Firenze, il Regno di Napoli fino alle coste siciliane. Un’“arte di viaggio”, prima dei foto reporter e dei National Geographic, che documentano le eruzioni del Vesuvio egli stati dei monumenti, insieme ai mutamenti del paesaggio urbano, che si affiancano ai Capricci, a quegli scorci di immaginazione che idealmente ricostruiscono e restituiscono rovine e opere.

La mostra è curata da Fernando Mazzocca con Stefano Grandesso e Francesco Leone, e vede l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e la partnership proprio dell’Archeologico e dell’Hermitage.

Tra gli autori in mostra Canaletto, Panini, Joli, Lusieri, ma anche gli artisti stranieri venuti al seguito dei viaggiatori, come Hubert Robert, More, Wilson, Jones, Wright of Derby, Hackert, Volaire, Ducros, Granet, Valenciennes, Catel.

Bellissima la sala dei ritratti, da Goethe ai grandi viaggiatori e collezionisti del passato, che si fanno catturare con i loro abiti da viaggio, negli appartamenti in cui hanno abitato, con i panorami che li hanno affascinati. Usanza che a mano a mano si è evoluta fino all’immediata (e meno artistica) forma del selfie.

E come alla fine di ogni viaggio, a chiudere questo straordinario itinerario di arte e bellezza non potevano che essere i souvenir e le bizzarrie che esploratori e collezionisti portavano a casa come trofei di mondi lontani ed esotici: riproduzioni di sculture famose, pregiati marmi e tarsie, ninnoli e doni da condividere e mostrare con fierezza nella propria dimora, perché, come diceva Alphonse de Lamartine, “Non c’è uomo più completo di colui che ha viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita”.

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