EVENTI E MOSTRE

Gemito in mostra al Museo di Capodimonte a Napoli dal 10 settembre

Inaugurata solo virtualmente (ve ne avevo parlato qui), la mostra Gemito dalla scultura al disegno trova finalmente una nuova collocazione nella programmazione del Museo di Capodimonte. Dal 10 settembre fino al 15 novembre 2020 i visitatori potranno ammirare le opere dell’artista nelle bellissime sale del museo napoletano. Un’esposizione che dell’artista vuole rievocarne anche i luoghi, come l’amato studio dove creava.

L’esposizione nasce da un progetto di Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte e di Christophe Leribault, direttore del Petit Palais di Parigi, dove si è svolta la prima mostra intitolata Gemito. Le sculpteur de l’âme napolitaine.

Un successo, quello parigino, che dona giusta fama internazionale ad un artista troppo spesso dimenticato.

Il Pastore degli Abruzzi, Gemito

La mostra italiana, che vede la curatela di Jean-Loup Champion, Maria Tamajo Contarini e Carmine Romano, si concentrerà invece più sui due grandi amori della sua vita che sono stati anche le sue muse: la francese Mathilde Duffaud e la napoletana Anna Cutolo.

Gemito è un ragazzo di strada che trova il successo grazie al suo talento, uno “scugnizzo” che nel corso della sua carriera cresce e si forma conoscendo artisti del calibro di Meissonnier e Rodin.

La mostra vuole essere eredità e prosecuzione di quella francese. Dalla ruota degli esposti dell’Annunziata, dove era stato abbandonato da bambino, ai piccoli lavori nelle botteghe di San Gregorio Armeno. La consacrazione arriverà a soli 26 anni proprio a Parigi con una carriera che culminerà con l’Esposizione Universale del 1878.

Gemito ritornerà a Napoli dove, con l’aiuto dell’amico barone du Mesnil, creerà una sua fonderia.

Sono nove le sezioni lungo il percorso espositivo che, in altrettante tappe, raccontano la vita dell’artista napoletano: dall’infanzia al suo ritorno all’antico, quando Gemito, quasi sessantenne riprende con entusiasmo la sua attività, avvicinandosi al gusto dell’Art Nouveau, proprio come testimoniano le sue opere in argento.

La mostra si conclude con il lavoro contemporaneo dei fratelli napoletani Luciano e Marco Pedicini, un dittico fotografico dal titolo Paesaggi espositivi, mostrando la grande eredità lasciata dallo scultore e disegnatore napoletano, e la prosecuzione dei contemporanei della sua arte immortale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *