Gambrinus e Segafredo, insieme per un caffè dal sapore unico

Il suo nome deriva dal personaggio mitologico re delle Fiandre, patrono della birra. Il Caffè Gambrinus è senza dubbio uno dei locali storici più importanti di Napoli, e di certo uno dei più famosi d’Italia. Oggi il noto bar, a due passi da Piazza del Plebiscito, nato nel 1860, ha siglato una collaborazione con la bolognese Segafredo Zanetti per dare vita ad una nuova miscela che va ad arricchire la tradizione, e forse soprattutto la varietà, dell’espresso napoletano.

Presentato in occasione della Giornata Internazionale del Caffè, il nuovo caffè avrà sapori e aromi tipici della scuola napoletana, ma guarda al futuro e all’innovazione. Comune denominatore l’alta qualità per le materie prime selezionate.

Dallo scorso 1° ottobre, napoletani e turisti (e di questo periodo, in controtendenza, sono davvero tanti) i napoletani potranno degustare e bere questa nuovissima specialità, che unisce il talento delle due aziende, quella di Massimo Zanetti e la famiglia Sergio, ma anche la loro esperienza e la passione per il caffè.

Pregiatissima Segafredo per Gambrinus, il cui profumo avrà sentori di frutta secca, pane tostato e spezie.

Una miscela dalla crema densa color nocciola che presenta note di cioccolato e nocciole, e avrà un gusto deciso e corposo.

Un caffè che ha già un sapore d’altri tempi, e che viene erogato solo con le macchine a leva La San Marco, che restituiscono anche il rito del passato, esaltandone le qualità organolettiche durante l’estrazione del caffè, per offrire un’esperienza davvero indimenticabile: «Segafredo e Gambrinus sono due affermate realtà imprenditoriali le cui famiglie proprietarie hanno apportato costantemente il proprio successo sin dagli anni ’70 – ed entrambe condividono una grande passione per il caffè – ha detto Nicolas Peyresblanques, amministratore delegato di Segafredo Zanetti Italia – Segafredo è sinonimo di espresso italiano nel mondo, mentre Gambrinus è il caffè napoletano espresso per eccellenza e uno dei caffè più antichi d’Italia. La loro unione è qualcosa che non si racconta, si assaggia».

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