CINEMA

Ecco perché “Via col Vento” non è un film razzista

Via col vento è da sempre il mio film preferito. Conosco a memoria tutti e 240 minuti. Posseggo un DVD comprato in edicola, il doppio DVD con edizione celebrativa da collezione, ho la registrazione di raiuno e quella di rete4 con le parti visive tradotte in italiano.

A seguito degli eventi che hanno visto coinvolto George Floyd, uomo di colore barbaramente ucciso dalla polizia americana, oggi la piattaforma streaming HBO Max ha deciso di rimuoverlo dal proprio catalogo: «presenta alcuni pregiudizi etnici e razziali che sfortunatamente sono stati comuni nella società americana».

Un capolavoro del cinema da dieci statuette, tra le quali proprio quella a Hattie McDaniel, prima attrice di colore a ricevere un premio Oscar come miglior attrice non protagonista, che si ritrova messo all’indice dopo oltre mezzo secolo di emozioni.

Rossella O’Hara, bellissima fanciulla del Sud si invaghisce non corrisposta del giovane Ashley Wilkes, mentre è corteggiata dal fascinoso Capitano Rhett Butler. A far da sfondo alle vicende amorose dei protagonisti, la guerra civile americana, che portò, tra l’altro, proprio la fine della schiavitù.

Uno dei personaggi principali di questo meraviglioso film in costume è quello di Mami, governante di colore che accompagnerà Rossella per tutta la vita. Un personaggio duro, spigoloso, con una forte morale, che non incita né all’odio razziale né a considerare i neri una razza inferiore.

La protagonista del film infatti non si rivolge mai a Mami come ad una persona inferiore, ma con rispetto e un po’ di rabbia, perché riconosce in lei la voce della propria coscienza.

La figura di Mami infatti è uno dei cardini intorno al quale non soltanto ruota il film, ma la storia dei protagonisti, cui si rivolgono sempre con deferenza.

Mami è l’educatrice attenta che si preoccupa dell’etichetta al ballo delle Dodici Querce, Mami è la governante premurosa che amministra la tenuta di Tara durante la guerra, Mami è la voce autorevole che urla contro gli sceriffi,

Emblematica la battuta pronunciata da Rhett Butler che confessa di desiderare la stima di Mami che, a dire di Rossella O’Hara, lo considerava un mulo bardato da cavallo, regalando alla donna una frusciante sottoveste di taffetà rossa.

Nel corso del film Mami mostra grande sensibilità, intelligenza, astuzia.

La pellicola è espressione della concezione del tempo e documenta una vera quanto triste pagina della storia americana dal 1861: la schiavitù che c’è stata, va ricordata affinché simili orrori non si ripetano. Mettere al bando questo film vorrebbe dire mettere non riconoscere il lavoro di uomini e donne di colore che vi hanno partecipato in un momento storico in cui persino il cinema faticava ad aprir loro le porte e non offriva molte opportunità.

A chi altri toccherà poi? A 12 anni schiavo? A The Help? A Il colore viola?

Il cinema ha il dovere di raccontare la vita, romanzata o reale che sia, e nel modo che lo ritiene più opportuno. Sta a noi trarre la morale che più si avvicina alla nostra coscienza da ogni film e scegliere se comportarci come dei retrogradi negrieri o abolire quella schiavitù che ancora alberga nella mente di qualcuno.

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