ARTE,  INTERNATTUALE

Ecco perché quel paragone con la Venere di Botticelli non è così azzardato

In principio fu la visita, poi è stato il post infine è adesso il copy. Comunque vada, l’idea di Chiara Ferragni alle Gallerie degli Uffizi a Firenze proprio non è andata giù ai benpensanti degli ambienti culturali, che se indietreggiano sul fatto che anche una influencer di moda abbia tutto il diritto di visitare un museo, continuano a trovare azzardato e fuori luogo quel paragone azzardato con la Venere di Botticelli.

Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha sempre sentito la necessità di raffigurarsi. Dagli antichi teschi di Gerico ai selfie con lo smartphone, l’essere umano ha sempre sentito la necessità di immortalare la sua figura a testimonianza del proprio status symbol. Sì, perché una raffigurazione non è mai frutto della pura vanità fine a se stessa, ma desiderio di ostentare agli altri ciò che siamo. Lo sapeva bene la Regina Nefertiti, il cui ritratto, conservato a Berlino, ha rappresentato per secoli un modello di bellezza femminile cui ispirarsi in tutto il mondo.

E se per gli egizi e i greci il ritratto è la raffigurazione di uno stereotipo di bellezza, con l’arte romana si fa più realistico, cogliendo dei protagonisti anche i difetti: dai rugosi patrizi a Giulio Cesare con il suo nasone, siamo ben lontani dagli eroici Pericle con l’elmo o gli ieratici Platone barbuti dell’arte greca, passando dall’aura divina della ritrattistica imperiale alla divina raffigurazione biblica. Sì, perché nel Medioevo la lente degli artisti si concentra soprattutto sulla vita di Cristo e dei Santi, e mentre alcuni sovrani come Carlo I d’Angiò continueranno a farsi ritrarre in dipinti o sculture, i committenti medievali sceglieranno una più discreta raffigurazione un passo indietro i santi cui sono devoti.

Un ideale di bellezza che muta di epoca in epoca, si sovrappone, ricercando nel passato un punto di partenza da adattare di volta in volta al presente.

Saranno gli anni del Rinascimento a rivoluzionare la ritrattistica. L’uomo scopre se stesso al di là della presenza divina, e finalmente anche la donna diventa grande protagonista di una florida stagione artistica che genererà icone di storia dell’arte che continueranno ad influenzare uomini e artisti delle generazioni a seguire, fino ad arrivare agli stilisti di moda che spesso hanno utilizzato Primavere e Veneri botticelliane quali muse ispiratrici delle loro collezioni.

Già, la moda, la stessa che Chiara Ferragni rappresenta e ha portato nelle sale del museo con oltre 20 milioni di followers su instagram da tutto il mondo, ai quali ha implicitamente proposto il museo degli Uffizi a Firenze, mostrandosi con alcune delle opere più rappresentative, dal Tondo Doni alle sale di Botticelli.

Sì, perché Chiara Ferragni ha eccezionalmente visitato il museo in notturna, con la guida nientepopodimeno che di Eike Schmidt in persona, direttore degli Uffizi. Il motivo, per chi s’intende un po’ di moda, era solenne: Chiara Ferragni si trovava a Firenze per uno shooting fotografico per Vogue Hong Kong e, per i meno attenti, First Initiative Foundation di Chairman Michelle Ong, fondazione che sostiene e organizza iniziative sociali e di beneficenza a beneficio, si legge nel sito, dell’arte, dell’istruzione, del benessere della comunità e della cultura di Hong Kong nel mondo.

Come la Regina Nefertiti, come i patrizi romani, come i sovrani medievali e gli aristocratici rinascimentali avevano la necessità di mostrare ai sudditi la propria immagine per trasmettere quell’aura di potere, Chiara Ferragni si ritrae e mostra senza spocchia alcuna il suo status di blogger di moda.

La stessa Artemisia Gentileschi, a metà del XVII secolo, sente il bisogno di ritrarsi nell’Allegoria della Pittura, per affermare al mondo di essere una pittrice, un’artista straordinaria al pari di un Caravaggio, a riprova dell’importanza di comunicare affermare al mondo la propria identità e “promuoversi” attraverso l’uso dell’immagine.

Ma se alcuni musei, come l’Accademia Carrara, hanno invitato apertamente l’influencer a vedere anche i propri di Botticelli, i commenti peggiori arrivano dagli addetti ai lavori, dagli studiosi, gli accademici, presidenti di fondazioni blasonate che dall’alto dei propri scranni hanno ritenuto inadatta la figura di Chiara Ferragni per la promozione degli Uffizi. Ciò che forse ferisce di più è che le critiche più feroci provengono proprio da altre donne, sedicenti promotrici culturali dal dente avvelenato, che anziché applaudire la giovane influencer per la sua campagna di sensibilizzazione, legata tra l’altro ad una buona causa, ne hanno criticato la presenza, l’immagine, il paragone con la Venere fattole dallo stesso account degli Uffizi.

Ma allora perché il paragone con Simonetta Vespucci, volto della Venere di Botticelli, indigna così tanto?

E dire che Simonetta Vespucci era una delle nobildonne più note nel Rinascimento. Moglie di Marco Vespucci, fu amata da Giuliano de’ Medici, fratello minore di Lorenzo, e idolatrata da Sandro Botticelli che continuò a dipingerla anche dopo la prematura scomparsa. La sua bellezza fu tale da ispirare anche altri artisti del rinascimento, come Piero di Cosimo, che volle ritrarla come Cleopatra con un aspide intorno al collo. Una vera e propria “influencer” del tempo dunque, molto in vista nella società contemporanea, cui le donne probabilmente si ispiravano, e pertanto, senza scomodare troppo errori di copy vari, non è poi così azzardato il paragone con la Ferragni che attraverso quelli che gli antichi avrebbero definito autoritratti, propone la sua bellezza e, soprattutto, il suo stile ispirando milioni di ragazze e donne nel mondo con i suoi selfie.

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