ARTE

Dal Trono Ludovisi ai preraffaelliti: l’arte di Matteo Garrone per la collezione di Dior

Nell’era del post-covid, anche le sfilate si fanno virtuali, e così, messi da parte esperti e influencer da prima fila, i brand del lusso presentano on-line le loro collezioni. È il caso di Dior, che affida a Matteo Garrone la collezione autunno/inverno 2020/21 che, davanti alla macchina da presa del regista diventa un film dal titolo Dior Le Mythe, pubblicato sul canale ufficiale YouTube della casa di moda.

Il regista di Pinocchio ne fa una fiaba surrealista e, a suo modo, reinterpreta dipinti e iconografie della storia dell’arte mondiale. Il risultato è una pellicola a metà strada tra surrealismo e un’opera barocca.

Sono tanti infatti i riferimenti che è possibile cogliere nel cortometraggio di dodici minuti. Girato nel Giardino della Ninfa, nei pressi di Cisterna Latina (che a tratti ricorda un dipinto di Monet), Garrone si ispira alle atmosfere dei preraffaelliti, con diafane ninfe al bagno che si schizzano l’acqua divertite e satiri tra i boschi.

La collezione di Maria Grazia Chiuri è raccontata così attraverso la storia di un baule, trasportato in un luogo incantato dove ogni creatura, ogni donna, ogni sirena sceglie l’abito che meglio esprime la propria femminilità.

Evidente il riferimento a Caravaggio e al suo Narciso del 1597 nel giovine disteso languido sull’erba mentre è intento a rimirare la propria immagine riflessa in un ruscello.

Uno straordinario momento dell’haute couture che si fa patinata pagina di storia dell’arte, tra Veneri al bagno e figure mitologiche come satiri e giovani fanciulle dai capelli ramati. Artisti, immagini, icone che si sovrappongono per dare vita a qualcosa di unico, come una donna sullo scoglio che è Sirenetta di Copenaghen e Venere, che è Canova e Torvaldsen.

Trasportato a spalla da due fattorini di un Grand Hotel, il baule, un po’ Casa delle Bambole, va di donna in donna, di opera in opera, quasi il regista volesse portarci da un’epoca all’altra di questo mondo onirico e incantato, dove tra i rami un uomo e una donna si amano come novelli Apollo e Dafne di Waterhouse.

Un racconto colto, quello che il regista romano sceglie per la maison francese, che non manca di rimandare al Satiro Pan che insegue la giovane Ninfa tra i giunchi.

Bellissima la vestizione di una donna che ricorda un’ancestrale nascita di Venere che sorge dalle acque (o dalla Terra?) del Trono Ludovisi del 450 a.C.

La moda di Dior incontra l’archeologia e la storia dell’arte per farsi arte essa stessa in un raffinato incanto estetico.

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