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Dagli Uffizi a Capodimonte: quando il prestito diventa “sconsiderato”

Non si è ancora esaurita la polemica per il prestito di Raffaello degli Uffizi alle Scuderie del Quirinale, che anche il Museo di Capodimonte finisce nell’occhio del ciclone per una serie di prestiti sconsiderati. A darne notizia il portale Finestre sull’Arte, che definisce l’operazione “scellerata”.

Il direttore del museo napoletano, Sylvain Bellenger, ha infatti acconsentito all’uscita di ben 40 opere, tra cui alcune considerate dei massimi capolavori di storia dell’arte e fortemente identitarie dello stesso museo.

Le opere infatti sono già partite alla volta del Kimbell Art Museum di Fort Worth (in Texas), intitolata Flesh and Blood. Italian Masterpieces from the Capodimonte Museum.

Non sono note le ragioni del progetto scientifico e molti contestano il fatto che a finire negli Stati Uniti siano opere di grande attrattiva per il turista medio, tra cui la Danae di Tiziano, Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi, il Sileno ebbro di Ribera e la Flagellazione di Cristo di Caravaggio.

Dal prossimo da domani, 1° marzo, fino al prossimo 14 giugno, i visitatori dovranno essere ben consapevoli che non potranno ammirare questi capolavori, che saranno esposti invece nelle sale del museo texano.

Ma è giusto che un museo, così come gli Uffizi, prestino anche alcuni dei propri capolavori?

Forse per Capodimonte prestare uno dei più bei Caravaggio custoditi a Napoli, equivarrebbe un po’ come se il Louvre decidesse di dare in prestito la sua Gioconda. Ma, fatta eccezione per un’opera di pregio come la Flagellazione, già in prestito negli ultimi anni anche a Palazzo Reale di Milano, e dunque già privata al museo, per un lungo lasso di tempo, credo sia importante che un polo museale faccia girare anche le opere maggiori e non soltanto quelle minori, benché il numero (circa 40) è forse un po’ elevato per privare le sale di un unico museo di così tanti dipinti fortemente identitari del luogo, soprattutto se si considera che non si tratta di una monumentale mostra in una città quale potrebbe essere New York, che senza dubbio avrebbe garantito al museo anche un ritorno di immagine maggiore, ma di un museo nel Texas che vuole riscoprire adesso i capolavori italiani di Capodimonte.

Perché dunque non pretendere in cambio opere all’altezza dei prestiti?

Qualche anno fa anche Palazzo Zevallos di Stigliano, sempre a Napoli, decise di concedere in prestito l’unico Caravaggio della propria collezione, considerato tra l’altro l’ultimo dipinto dell’artista milanese, il Martirio di Sant’Orsola. Il quadro della sede napoletana andò ad arricchire una temporanea al Metropolitan Museum of Art di New York, che in cambio, per la stessa durata della mostra, di Caravaggio prestò invece I Musici. Un’opera di certo di pregio minore, se paragonata all’intensità di Sant’Orsola, che tuttavia permise ai cittadini e ai visitatori in viaggio a Napoli, di poter scoprire un’opera che altrimenti potrebbero vedere soltanto al MET.

Ma allora quand’è dunque che il prestito non è “scellerato”?

Se con Raffaello gli Uffizi si sono privati di un’opera importante, è altrettanto vero che le gallerie fiorentine vantano ancora artisti come Botticelli, Michelangelo, Leonardo Da Vinci, che sono senza dubbio capisaldi massimi e grandi attrattori per i turisti e i visitatori che accorrono a Firenze per ammirare i grandi maestri della storia dell’arte italiana. Un sacrificio che va a comporre una mostra importante come Raffaello, alle Scuderie del Quirinale da marzo, che celebra i cinquecento anni dalla morte dell’artista.

Il prestito di Capodimonte, contrariamente a quello di Palazzo Zellavos o quello degli Uffizi non prevede né opere di altrettanto prestigio in prestito, né mostre di particolare rilievo internazionale che possa fare da volano per un ritorno di immagine, turistico-culturale e, soprattutto, di visitatori.

Non è sbagliato prestare anche opere importanti, ma lo è se è un gruppo di opere di rilievo, e questo prestito non sarà né mediaticamente ricambiato, né tanto meno servirà a creare una rete per generare una serie di prestiti importanti anche verso il nostro Paese.

Auguriamoci almeno, che sia valsa la pena da un punto di vista economico…

P.S. un consiglio: prima di visitare un museo, consultate sempre la lista delle opere in prestito dai siti ufficiali per non restare delusi.

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