INTERNATTUALE

Crisi e cultura non devono essere termini contrapposti

Cinema e teatri chiusi, autobus e metropolitane affollate. Deve esserci uno strano senso della misura nel nostro Governo, che continua a penalizzare i luoghi di cultura, senza prendere alcun provvedimento per il trasporto pubblico. E mentre a Napoli, ad esempio, il Teatro San Carlo è chiuso, nel frattempo si è costretti a viaggiare gli uni sugli altri (vedi l’articolo del Mattino del 7 ottobre).

Mascherine, gel igienizzanti, distanziamento e sanificazione degli ambienti non sono bastati, e mentre ad esempio alcuni uffici postali contribuiscono alla formazione spontanea di assembramenti in prossimità degli ingressi, disattivando i totem di prenotazione e la possibilità di prenotare il ticket attraverso l’app, paradossalmente sono i cinema e i teatri a pagare il prezzo più alto.

Nell’aprile di quest’anno il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, aveva persino ipotizzato la creazione di un “Netflix della cultura”, per dare man forte a queste strutture costrette a tenere le serrande abbassate. Ma, sei mesi dopo, non soltanto non è cambiato nulla, ma, ancora una volta, sono questi siti a pagare il prezzo più alto.

Indignazione da parte di molti esponenti del mondo dello spettacolo, come Lorella Cuccarini, che ricorda che cinema e teatri, secondo l’Agis, sono “luoghi in cui si è verificato un solo contagio in quattro mesi”.

«Come evidenziato dai dati di una ricerca da noi effettuata e trasmessa alle Istituzioni ed agli organi di informazione – scrive il Presidente Carlo Fontana in una lettera indirizzata a Conte e a Dario Franceschini – i luoghi di spettacolo si sono rivelati tra i più sicuri spazi di aggregazione sociale. Riteniamo, pertanto, che la misura prevista sia ingiustamente penalizzante rispetto al nostro settore. Sono stati siglati accordi e protocolli a livello territoriale ed a livello nazionale con le Organizzazioni di categoria per garantire la salute e la sicurezza e tutte le imprese del comparto si sono adeguate assumendosi onerosi investimenti per elevare il livello di prevenzione sia per i lavoratori che per gli spettatori».

Distributori di gel igienizzanti, protocolli di sicurezza, misurazione della temperatura, posti distanziati e tutta una serie di misure che alla fine si sono rivelate inutili al fine di tenere queste attività aperte.

Di certo, alla luce della chiusura delle attività commerciali imposta per le ore 18.00 e il seguente coprifuoco, tenere aperto sarebbe per lo più inutile. Ma guardando a queste disposizioni, certamente non facili da prendere, viene da chiedersi come mai l’ormai fantomatica piattaforma simil-“Netflix” non è più arrivata e come mai non si è pensato di proteggere soprattutto queste categorie con bonus e finanziamenti a fondo perduto, piuttosto che incentivare gli italiani, seppur a spostamenti di prossimità, a viaggiare questa estate con i cosiddetti bonus vacanze che, in un anno di pandemia, non rientravano certamente nelle priorità.

Il Governo avrebbe potuto e potrebbe sostenere alberghi e B&B trasformandoli, laddove strutturalmente possibile, in convalescenziari gestiti da medici, studenti e neolaureati, e spostare l’asse economico “bonus vacanze” su tutte quelle strutture come teatri e cinema che, anche se aperti, con orari del genere sarebbero penalizzati comunque.

E rubando una frase a Francesco Micheli, che aveva pronunciato dalle pagine del Corriere della Sera nel 2009, concludo dicendo: «Crisi e cultura non devono essere termini contrapposti».

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