MUSEI

Controlli della temperatura e ingressi contingentati: i musei post-coronavirus

Uno dei settori più colpiti dal (doveroso) lockdown per il Coronavirus è senza dubbio quello della cultura e, in particolare, il settore museale. Se il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, sta pensando alla realizzazione di una sorta di “Netflix della cultura” in cui si vendano on-line prodotti culturali, per sopperire a questa mancanza, e il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, di intervento in intervento, spinge invece per la riapertura dei musei: “se possiamo andare in un supermercato – dice – possiamo andare anche in un museo”, l’attenzione in Italia resta ancora alta. Ma come potrebbe essere la fruizione culturale post-coronavirus?

Se in Italia dovremo aspettare almeno fino al 4 maggio per le prime linee guida che ci indichino come procedere ad una graduale riapertura delle attività, da Shangai arriva quello che potrebbe essere il nostro prossimo futuro.

Dopo oltre un mese di lockdown totale, a Shangai riaprono quasi tutti i musei e le gallerie d’arte, con le prime mostre e collettive post-covid-19 proposte al pubblico. Ce lo racconta The Art Newspaper grazie al quale possiamo immaginare come, anche noi italiani, potremo passare dall’attuale FASE 1 alla FASE 3 di riapertura anche delle attività culturali.

Ma tutto cambia. Riaprono i locali di ShangArt con una collettiva, dove si accede su appuntamento. Non vengono serviti materiali di consumo che richiedano la rimozione della mascherina, mentre all’ingresso, doverosamente, vengono effettuati i check di verifica dello stato di salute dei visitatori e viene controllata loro la temperatura, operazione che ha richiesto una coda fisicamente distanziata.

Alcuni spazi, come la Vanguard Gallery riaprono in sordina e timidamente, senza sapere fino all’ultimo momento se potevano farlo o meno. E se i direttori hanno trattato per una sospensione dell’affitto con il proprietario (che ha offerto due mesi di affitto gratuito), anche qui intanto cambiano le modalità di accesso all’interno dello spazio espositivo: controllo della temperatura dei visitatori e dei loro codici sanitari e registrazione dei contatti all’ingresso della galleria.

C’è anche chi non riesce a riaprire. Alcune strutture infatti restano chiuse a causa del blocco del rientro degli stranieri, inclusi i residenti legali, che va a fermare anche molti proprietari e lavoratori di musei e gallerie che non possono così riprendere la loro attività.

Anche la Capsule Gallery, situata all’interno di una villa storica in una stradina residenziale, ha richiesto un’autorizzazione da parte di tutto il management per la sua riapertura: «Con alcune restrizioni sul numero di visitatori – ha detto Enrico Polato al magazine lo scorso 9 aprile – con la consapevolezza che dovremo registrare e archiviare i loro contatti, dovremo assicurare i controlli della temperatura e raccogliere i loro dati e solo allora potremo finalmente annunciare una riapertura su appuntamento».

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