TELEVISIONE

Città Segrete Napoli: ecco cosa avrebbe potuto raccontare Corrado Augias

Giunto alla quinta puntata, l’avveniristico studio di Città Segrete è approdato nella città di Napoli, deludendo, forse un po’ le aspettative del pubblico e del pubblico napoletano in particolare. Il programma di RaiTre, condotto da Corrado Augias, ieri sera infatti ha parlato della città di Partenope, ma, da uno show che sin dal nome si propone di mostrare il volto poco noto, anzi “segreto”, delle città che si propone di raccontare, ci si aspettava che fossero raccontati fatti o quantomeno monumenti e aneddoti per lo più sconosciuti al grande pubblico. E invece eccola, la solita “cartolina per turisti”, che mette in sequenza uno dietro l’altro i luoghi più noti di Napoli: da Cappella Sansevero, e l’usurata leggenda del Cristo Velato “marmorizzato”, alla Galleria Borbonica, con le auto rubate, dalla Chiesa del Gesù Nuovo, sul cui bugnato vi sarebbe uno spartito, alle Stazioni dell’Arte della metropolitana, osannato “museo a cielo aperto” (dalle attese infinite), che almeno ci ha risparmiato l’ormai classica Toledo.

Insomma pochi i segreti e la sensazione di un déjà vu di una puntata che, dal Cimitero delle Fontanelle al Teatro San Carlo, sembra aver mutuato sommariamente i contenuti di una puntata di Ulisse di qualche anno fa con Alberto Angela, San Gennaro incluso.

Ma cosa avrebbe potuto mostrare il giornalista se avesse voluto raccontare davvero i segreti di Napoli?

Pur comprendendo le esigenze di uno show dal taglio necessariamente popolare che deve strizzare l’occhio all’audience e ad un pubblico non necessariamente di esperti, ecco alcuni luoghi poco noti che poteva essere mostrati in alternativa e che qualsiasi autore dovrebbe tenere in considerazione per un programma originale:

Quando si parla di sottosuolo della città, il primo pensiero di qualsiasi documentarista va sempre a Napoli Sotterranea e, da qualche anno, alla Galleria Borbonica (ricordate Alberto Angela sulla zattera?), ma c’è anche un altro accesso altrettanto suggestivo e poco noto, quello della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta (oggi LAPIS Museum), nel cuore del centro storico di Napoli che, tra paganesimo e cristianesimo, custodisce un percorso sotterraneo lungo un miglio in direzione di Piazza San Gaetano. Un itinerario che riprende non soltanto la storia della basilica, ma ripercorre quella della stessa Napoli, e vanta alcune delle cave di tufo più belle e meglio conservate di quest’area.

Prima di scolpire il celeberrimo Cristo Velato, opera in marmo che riproduce fedelmente Cristo avvolto nel sudario, Giuseppe Sanmartino ha realizzato anche le sculture dei Santi Filippo e Giacomo, sulla facciata della chiesa omonima in Via San Biagio dei Librai.

Il Cimitero delle Fontanelle è stato spesso raccontato in televisione, ma il culto dei morti e delle anime pezzentelle poteva essere raccontato anche attraverso la Chiesa delle Anime del Purgatorio ad Arco, in Via dei Tribunali, la cui parte inferiore era proprio dedicata al culto delle anime pezzentelle, e il cui pavimento, realizzato dai fratelli Giuseppe e Donato Massa, sarebbe stato al tempo stesso una valida alternativa alla più nota (e televisivamente usurata) creazione della bottega napoletana di riggiolari, il Chiostro Maiolicato di Santa Chiara.

Un’artista che ha operato anche a Napoli, e di cui si parla poco o nulla, è invece Giotto, noto soprattutto per gli affreschi della Basilica di San Francesco d’Assisi, i cui affreschi sono custoditi all’interno della Cappella Palatina di Castel Nuovo, ma alcune tracce è possibile rinvenirle anche nella Chiesa di Santa Chiara.

Il programma di Augias si lascia guardare, e il racconto del giornalista-conduttore è particolarmente appassionato, ricco di racconti personali. Ma, pur apprezzando l’intento e l’aver dedicato una delle sue puntate alla città di Partenope, Augias ha finito col mostrare una città solita piuttosto che segreta.

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