INTERNATTUALE

Ci lascia Philippe Daverio, straordinaria voce narrante dell’arte italiana

Oggi ci lascia Philippe Daverio, noto storico dell’arte, che con i suoi programmi di divulgazione esclusivamente d’arte, è stato narratore appassionato della storia dell’arte italiana.

Te ne accorgevi subito quando c’era un programma di Philippe Daverio, per quella sua voce roca e profonda che ti ammaliava in una spirale di pornografia uditiva: ascoltavi Daverio perché ti piaceva il suono della sua voce o per ciò che diceva? Tutt’e due, forse.

Più di chiunque altro Daverio ci ha raccontato i musei italiani e le loro immense collezioni.

Critico, ma anche gallerista e scrittore, Daverio se ne va a 71 anni.

Tante le leggende intorno alla sua figura di divulgatore, che negli anni è stato assessore alla Cultura e alle Relazioni Internazionali del Comune di Milano, a cominciare da quella laurea in economia e commercio alla Bocconi mai conseguita: «Io non sono dottore perché non mi sono laureato, ero iscritto alla Bocconi nel 1968-1969, in quegli anni si andava all’università per studiare e non per laurearsi» dirà in merito più tardi.

Tanti i programmi cui ha dato vita e preso parte, ma uno su tutti, è entrato nel cuore degli appassionati d’arte, Passepartout, che condurrà su raitre per ben dieci anni, dal 2002 al 2012.

Direttore di Art e Dossier, è consulente per la casa editrice Skira, ma sono tante le riviste, anche apparentemente distanti dall’arte, cui contribuirà con il suo personalissimo tocco: da Panorama a Vogue, da Il Sole 24 Ore al National Geographic.

Papillon vistosi e vestiti sgargianti, erano queste le mise, indossate quasi come una colorata uniforme, mentre parlava di Caravaggio, Tiziano, Tintoretto girando in lungo e in largo per il nostro Paese.

Una narrazione pacata, la sua, senza fronzoli, senza effetti speciali. Un contatto diretto con lo spettatore che, da oggi, ne sentirà profondamente la mancanza.

Addio, Prof!

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