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Carlo Verdone fotografo: al MADRE di Napoli con la mostra “Nuvole e colori”

A guardare le immagini esposte al museo MADRE, non diresti mai che a scattarle è stato l’Ivano di Viaggi di Nozze, il Sergio di Borotalco, l’Armando di Gallo cedrone. Carlo Verdone, smessi momentaneamente i panni di attore, ma soprattutto regista, continua a stare dietro l’obiettivo, fotografico questa volta, e indaga il mondo con un occhio attento e sensibile con la mostra Nuvole e colori.

È il cielo ciò che più sorprende l’attore romano, 70 anni il prossimo novembre, ripreso dal terrazzo della sua abitazione a Roma. Al tramonto, dopo una tempesta, all’alba. Sono tanti i momenti della giornata in cui l’attore rivolge lo sguardo al cielo, tra spiritualità, misticismo e la deformazione professionale di chi vuole imprimere il mondo e i colori dentro di sé per raccontarli attraverso i suoi film. Sì, perché guardando questi scatti, a tratti un po’ malinconici, sembra quasi di ritrovare la sofferenza di Fosca, la rassegnazione di Magda, i ricordi di Nonna Teresa in Bianco, rosso e Verdone: «Tutte atmosfere naturali, veri e propri quadri spontanei» tiene a precisare l’attore.

L’esposizione, al museo d’arte contemporanea fino al prossimo 1° novembre, è portata da Elisabetta Sgarbi, nell’ambito della rassegna d’arte La Milanesiana, giunta alla ventunesima edizione, che con questa esposizione segna l’inizio di una nuova e proficua collaborazione con il museo napoletano diretto da Laura Valente.

42 scatti curati dalla stessa Sgarbi e da Paolo Mereghetti. Nelle foto di Verdone il cielo diventa la metafora di un viaggio poetico i cui versi sono forme e colori sempre nuovi, sempre diversi, mai uguali a se stessi.

È un Verdone molto spirituale quello che racconta questa raccolta di fotografie: «La mia macchina fotografica punta sempre in alto, verso il cielo – dice il regista romano – Mi stupisce sempre, mi affascina, mi rasserena, mi inquieta. Mi attrae perché non è mai lo stesso. A volte mi sembra l’umore di Dio. Altre volte un’immensa pagina dove trovo scritte dalle nuvole frasi e disegni misteriosi. Ma bisogna far presto, cogliere in un istante il senso prima che tutto si disarticoli e si estingua. Prima che il sole, sprofondando all’orizzonte, spenga la luce sul soffitto divino».

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