La canzone classica napoletana è nata nella bottega di un ottico

Canzone classica napoletana

La Canzone classica napoletana rappresenta quel repertorio musicale che si è sviluppato a partire dagli inizi del XIX secolo fino al secondo dopoguerra. Universalmente riconosciuta, è cantata sui palcoscenici e teatri di tutto il mondo: dagli Stati Uniti all’estremo oriente, da Elvis Presley, che nel 1960 cantò It’s Now or Never, la (sua) versione inglese de O sole mio, a Jun Aoki, maestro giapponese, le cui interpretazioni ricordano, per intensità, l’indimenticabile Roberto Murolo, conquistando persino autori come Liszt.

Canzone classica napoletana Ottico Sacco
Giovanni Michele GraneriGruppo di Commedianti

Qual è la prima canzone napoletana?

Forse non tutti sanno che la prima canzone napoletana, secondo molti studiosi e appassionati, è Te voglio bene assaje, scritta un po’ per caso e un po’ per gioco da Raffaele Sacco e, secondo alcuni studi, musicata dall’amico Filippo Campanella, benché fonti più tarde parleranno del celebre Gaetano Donizetti.

Era il 1835, l’occasione la Festa di Piedigrotta, durante la quale si svolgeva anche l’omonima gara. Si narra che il brano riscosse molto successo dopo un episodio in particolare: l’esecuzione “a balcone aperto” in casa dell’autore, in Via della Quercia, che attirò una piccola folla di nottambuli che sin dalle prime strofe si innamorarono di quel motivetto orecchiabile e quelle parole che arrivavano direttamente al cuore. È probabilmente questa la sera in cui nasce la Canzone classica napoletana.

Canzone classica napoletana Ottica Sacco Napoli

Un brano scritto da un ottico

Pensando a quella che è una delle canzoni senza dubbio più note del repertorio napoletano, in molti penseranno che questo brano sia stato probabilmente scritto da un paroliere di professione, un musicista, come lo fu, qualche anno più tardi, Giovanni Capurro o Salvatore Gambardella, tra i padri fondatori della stessa Canzone classica napoletana. Invece Te voglio bene assaje è stata scritta da un ottico.

Ma chi era Raffaele Sacco?

Oggi lo definiremmo un viveur. Sì, perché Raffaele Sacco, oltre ad essere un affermato ottico, si dice fosse anche un abile improvvisatore, amante del divertimento e dei piaceri che la vita potesse offrirgli, tra cui il ballo, il rosolio, la buona compagnia. Insomma un “mondano”, per utilizzare un termine di sorrentiniana memoria. Un uomo che non voleva solo frequentare i salotti napoletani, ma voleva avere il potere di esserne protagonista, dilettandosi in improvvisazioni poetiche e che ha dato origine alla Canzone classica napoletana.

Un successo da 180.000 “copielle”

Fino agli inizi degli anni 2000 fondamentali per il successo di un pezzo erano le “copie vendute”: in principio furono i dischi in gommalacca, poi i vinili che cedettero via via il passo alle musicassette prima e ai compact disc dopo. Oggi invece si contano gli streaming, le riproduzioni di un brano sulle principali piattaforme musicali on-line, ma ai tempi di Te voglio bene assaje erano le “copielle” a darci la misura della popolarità di un brano. Si trattava di semplici fogli, con il testo della “canzonetta” e qualche volta con un po’ di partitura musicale. Ad occuparsi della vendita non potevano che essere, come per i giornali, gli strilloni, che gridavano nelle strade di Napoli di vendere queste canzoni per pochi soldi. Quella di Te voglio bene assaje segnò un vero e proprio record di vendite: le copielle vendute furono ben 180.000!

Canzone classica napoletana Ottica Sacco Napoli

Ma dov’è che è nata la Canzone classica napoletana?

Se consideriamo Te voglio bene assaje a tutti gli effetti la prima canzone classica napoletana, è lecito dedurre che sia la stessa canzone classica napoletana ad essere nata nella bottega di quest’ottico-mondano. Ma dove si trovata questa bottega? Ci troviamo in Via Domenico Capitelli, a due passi da Piazza del Gesù Nuovo, e dal 1802, come la stessa insegna ricorda, l’Ottica R. Sacco è un punto di riferimento in città con l’unica sede per tutti coloro che portano gli occhiali. A ricordare questo straordinario momento della storia di Napoli una targa in marmo del 1940, che celebra questo “ottico poeta […] inventore allieto del canto te voglio bene assai”. Oggi l’originaria “bottega” è un elegante negozio a quattro porte, i cui occhiali, nella bella stagione, celebrano il mare, i faraglioni di Capri e quella tradizione napoletana che tra queste pareti è arrivata nel mondo.

Potrebbe interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.