Bella Ciao, origine e significato dell’inno partigiano

Bella Ciao La Casa di Carta

“Una mattina mi sono alzato”. Quante volte abbiamo cantato questo brano, Bella Ciao, soprattutto dopo le ultime stagioni de La Casa di Carta, al secolo La Casa de Papel, che ne ha fatto un vero e proprio inno conosciuto e intonato in tutto il mondo.

Ma qual è il vero significato di Bella Ciao?

Associato alla Resistenza italiana che l’avrebbe intonata contro la Germania nazista a mo’ di inno, in realtà non abbiamo prove sufficienti per ritenere che Bella Ciao fosse un brano dei partigiani. La stessa vocazione, “O partigiano portami via” potrebbe essere frutto di manipolazioni successive che negli anni hanno fatto sì che il pezzo diventasse simbolo di resistenza e libertà.

Bella Ciao Partigiani Milano
Partigiani sfilano per le strade di Milano

Un canto popolare italiano

Il pezzo infatti sarebbe riconducibile ad alcuni canti popolari italiani, ed è soltanto a partire dal 1964, con il Festival di Spoleto, che la versione ballabile che tutti conosciamo si sarebbe diffusa e sarebbe stata adottata, postuma, dal movimento partigiano del nostro Paese.

Proposta come inno del 25 aprile, giorno della Liberazione appunto, la canzone, benché sia riconducibile ai canti diffusi sull’Appennino tosco-emiliano nei primi del Novecento, appare così come la conosciamo oggi soltanto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il gruppo musicale chiamato Il Nuovo Canzoniere Italiano presentò questo brano al Festival dei Due Mondi sia come canto delle mondine sia come inno partigiano, perpetuando così questa genealogia incerta.

Bella Ciao disco

Da Bella Ciao a Giovinezza, i brani che diventano inni

Bella Ciao diventa quasi la risposta naturale a brani come Faccetta nera e Giovinezza adottati dai fascisti.

Un brano dunque che non nasce come brano strettamente politico o della resistenza. Ad avallare questa teoria due storici della canzone italiana, Antonio Virgilio Savona e Michele Straniero, che hanno affermato che Bella Ciao non fu cantata, o comunque fu poco cantata durante la guerra partigiana, ma si diffuse nell’immediato dopoguerra, trovando probabilmente la diffusione su larga scala solo a partire dagli anni ’60.

Il brano negli anni ha comunque trovato grande notorietà ed è stato cantato in una grande varietà di versioni e lingue, tra le quali il cinese, o è diventato, nel 2019, su di un testo in inglese dal titolo Do it now, l’inno alla lotta dei cambiamenti climatici.

Bella Ciao La Casa di Carta

Un effetto “Casa di Carta”, che proprio tra il 2017 e il 2021 ha riportato in auge questo pezzo facendolo cantare alla nota banda di rapinatori spagnoli all’interno della Zecca di Stato.

Un brano cantato in tutto il mondo

Ma il motivetto del brano, la cui musica fu registrata da Giovanna Daffini (nella versione delle mondine) nel 1962, sembra destinato a farsi simbolo di lotta e resistenza: nel 2019 è stato infatti utilizzato dagli indipendentisti curdi nella guerra civile siriana, nel 2015 è stata cantata a Parigi per la commemorazione della strage di Charlie Hebdo, ed è stata intonata persino in Cile, contro il presidente Sebastián Piñera, per reclamare riforme economiche e cambiamenti politici.

Tanti i cantanti che negli anni ne hanno registrato una versione: da Claudio Villa a Maitre Gims, dai Marlene Kuntz e Skin a Becky G.

Bella Ciao secondo il giornalista Giorgio Bocca

Nata forse come canzone d’amore, probabilmente non conosceremo mai la vera storia che l’ha ispirata e il suo vero significato, ma continueremo a cantarla vedendo in questo testo un messaggio di speranza e di cambiamento. D’altronde lo stesso giornalista Giorgio Bocca, come riportò il Corriere della Sera del 2018, ha detto: «Bella ciao… canzone della Resistenza, e Giovinezza … canzone del ventennio fascista … Né l’una né l’altra nate dai partigiani o dai fascisti, l’una presa in prestito da un canto dalmata, l’altra dalla goliardia toscana e negli anni diventate gli inni ufficiali o di fatto dell’Italia antifascista e di quella del regime mussoliniano… nei venti mesi della guerra partigiana non ho mai sentito cantare Bella ciao, è stata un’invenzione del Festival di Spoleto.»

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