ARTE,  INTERNATTUALE

Armine Harutyunyan, volto di Gucci, e l’evoluzione della bellezza

Armine Harutyunyan è il nuovo volto di Gucci. E la scelta ha scatenato non soltanto una pioggia di polemiche, ma addirittura una vera e propria campagna di body shaming contro la ragazza.

Sì, perché Armine è una ragazza armena di ventitré anni dal volto decisamente particolare: occhi infossati, naso adunco, volto emaciato e scarnito.

Siamo distanti dai lineamenti armonici di Gigi Hadid o dalle campagne patinate, quando bellezza, giovinezza e magrezza erano i tre imperativi in rima nella spasmodica ricerca di stereotipi da ammirare come mondi lontani e irraggiungibili.

Nell’era dell’inclusività anche il mondo della moda cambia, e lo fa in maniera più radicale, scegliendo volti impensabili fino ad un decennio fa.

E dire che un timido cambiamento, forse, c’era già stato senza tanto clamore, quando nel marzo del 1990 il magazine The Face dedicò una copertina alla modella Kate Moss. Un volto diverso, il suo, su di un corpo minuto (appena 1.70) se paragonato a statuarie colleghe come Claudia Schiffer, Cindy Crawford, Elle Macpherson, entrando di diritto nella walk of fame delle supertop.

Anche la storia dell’arte non ha sempre celebrato ideali di bellezza à la Botticelli. Ginevra de’ Benci, Elisabetta Gonzaga, Maddalena Strozzi rispondevano ad una committenza abbiente, non necessariamente bella, che giocoforza finiva con l’imporre un canone di bellezza non necessariamente armonico, ma ugualmente elegante e raffinato, che contribuiscono alla diffusione di un diverso stereotipo che dalla Fornarina a la Gioconda ci porterà più volte ad interrogarci su cosa sia bello per noi e cosa invece considerassero bello gli artisti del tempo.

Anche la televisione e il cinema negli anni ci hanno fatto spesso riflettere su cosa sia la bellezza, proponendo modelli di donne che sono riuscite ad imporsi: da Mayim Bialik, nota Blossom negli anni ’90 e ora Amy Farrah Fowler di The Big Bang Theory, a Rossy De Palma, musa di Pedro Almodóvar.

Anche il mondo della musica è cambiato, e se fino a vent’anni fa si cercava la fidanzatina ideale attraverso voci come Mariah Carey, Britney Spears e Jennifer Lopez, cantanti come Lady Gaga, Susan Boyle e Lizzo ci hanno insegnato che non importa il volto, l’età o il proprio peso, perché un talento, se autentico, troverà il modo di raggiungere il successo ugualmente.

Ma se l’arte, il cinema e la musica ci mostrano tipologie diverse di bellezza, perché tanto sgomento per una scelta che non fa più della moda un mondo lontano anni luce dalla nostra realtà?

Armine Harutyunyan è un manifesto per tutte quelle ragazzine che, pur essendo, o ritenendosi, diversamente belle trovano il proprio successo credendo in loro stesse, come la modella giamaicana Winnie Harlow che, a dispetto della grave forma di vitiligine, è riuscita ad imporsi in un mondo che ci vuole perfetti ad ogni costo.

2 commenti

  • Francesca

    Il dibattito sorto attorno a Armine Harutyunyan è stato necessario affinché si prendesse consapevolezza di quanto si è ancora morbosamente e paurosamente attaccati a canoni, modelli e stereotipi da cui si fa fatica ad allontanarsi per paura di sentirsi disorientati o semplicemente per paura del diverso.
    La moda ci ricorda oggi degli infiniti linguaggi di cui si serve, che oltrepassano l’unico concetto di bellezza che ci è stato imposto.

  • Francesca

    Il dibattito sorto attorno a Armine Harutyunyan è stato necessario affinché si cominci a prendere consapevolezza di quanto si è ancora morbosamente e paurosamente attaccati a canoni, modelli e stereotipi convenzionali da cui non ci si vuole allontanare per non sentirsi disorientati o, semplicemente, perché il diverso, ancora, spaventa.
    La moda ci ricorda oggi degli infiniti linguaggi di cui si serve, che oltrepassano l’unico concetto di bellezza che ci è stato imposto.

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