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Andrea Concas ci racconta come il covid ha cambiato il mondo dell’Arte

Appassionato, innovatore, curioso, talvolta visionario. È così che Andrea Concas si definisce. Divulgatore, autore docente e key note speaker in tutto il mondo, Andrea parla di Arte e Innovazione dai suoi canali social (tra cui instagram) come Art Entrepreneur.

Fondatore e CEO della startup dell’arte Art Backers, di Art Rights piattaforma per la gestione e certificazione delle opere d’arte, e di ArtBackers, agency agenzia di Marketing Culturale e Comunicazione dedicata al mondo dell’Arte 3.0, spiega con entusiasmo e passione ogni giorno cosa vuol dire fare arte nella società contemporanea.

Video, stories, talks e podcast. Un mondo dell’arte 2.0, anzi 3.0, che sfrutta ogni piattaforma di comunicazione esistente, per raggiungere il pubblico con un linguaggio nuovo e moderno.

La prima domanda è d’obbligo: come è cambiata la nostra percezione dell’arte in questi ultimi mesi?

«Al pari di come è cambiata la nostra vita, nella quotidiana fisicità, anche l’Arte con il suo Sistema e i suoi Protagonisti, sta affrontando forti e impattanti evoluzioni che stanno a mettendo a dura prova equilibri e dinamiche consolidate. Per questo, la percezione è quella di un mondo non digitalizzato, che si ritrova per la prima volta a dover sopperire ad un gap generazionale di cui da tempo si parlava, ma che veniva sottostimato, mentre ora si trova nel pieno della sua evoluzione, cambiamento e sperimentazione, nel bene e nel male».

Come è cambiato il modo in cui viene raccontata?

«Limitati e talvolta privati delle canoniche sedi e delle esperienze fisiche per fruire dell’Arte e della Cultura, ci si è ritrovati a scoprire nel digitale un valido alleato per la fruizione, il racconto e la vendita. L’Arte ha scoperto pienamente i social network, le dirette, il rapporto bidirezionale con le community online, i tour a 360°, la realtà virtuale, i video, i podcast e chi più ne ha più ne metta il cui unico scopo è ovviare alla fisicità perduta. Uno sforzo titanico per coloro che fino a poco tempo fa consideravano il digitale un “gioco per ragazzi”, quando ora è diventato l’unica soluzione di continuità. Ma il vero cambiamento sta forse nel fatto che ora siamo tutti allo stesso livello: quello di una nuova e diversa Arte 3.0, tra il fisico e l’online, dove le distanze istituzionali e canoniche tipiche del settore sembrano essersi accorciate anche verso un nuovo, più ampio ed internazionale pubblico».

Da troppo ormai musei, cinema e teatri sono chiusi: una scelta necessaria o si poteva fare qualcosa per mantenere porte e serrande aperte?

«Annosa situazione, innanzitutto si evidenzia l’urgenza di una riforma culturale profonda e sostanziale dove si deve obbligatoriamente iniziare a differenziare tra musei, cinema e teatri i quali, per singole peculiarità, presentano differenti esigenze anche in ottica delle dinamiche di affluenza, partecipazione ed ovviamente di contenimento e sicurezza per il Coronavirus.

Assolta questa premessa, in particolare per i Musei, a mio avviso si poteva rimandare ai singoli la decisione di aprire o meno, perché dobbiamo ricordare che molti di questi sono strutture statali i cui costi gravano interamente sulle casse pubbliche, ma non possiamo paragonare i grandi Musei a quelli locali o civici dove spesso gravitano intorno cooperative di gestione, società di servizi e più in generale economie derivate dalle mostre, eventi e movimentazione delle opere.

Inoltre occorre riflettere freddamente sulle affluenze di pubblico, che privata delle ingenti presenze turistiche e delle scolaresche, come confermato dalla riapertura del 15 Maggio 2020, risultano essere decimate rispetto alla media, ergo, grandi spazi e poche persone per sala lasciano poco spazio all’immaginazione sull’eventuale pericolo di assembramenti.

Unica nota da tenere in considerazione i costi della macchina organizzativa culturale, insieme alla poca elasticità dei modelli gestionali e di business attuali che rendono complessi questi “Stop and Go” e la programmazione sul medio-lungo periodo; per alcuni la chiusura equivale a un “bene” in quanto considerato come periodo di preparazione alla riapertura… si ma quando?».

Alla luce di queste chiusure forzate: che ruolo assume l’arte nella vita di ognuno?

«Ognuno di noi ha un rapporto personale, intimo e trascendentale con l’Arte che, mi auguro, non venga messo in dubbio da un cambio di paradigma nella sua fruizione o nelle chiusure degli spazi espositivi.

Per fortuna la pronta risposta degli operatori nel digitale o nell’utilizzo di soluzioni ibride sta dando efficienti palliativi che ci permettono di vivere l’arte quotidianamente, seppure in modo diverso rispetto a qualche tempo fa. Se così non fosse, allora sarebbe bene che riflettessimo sul ruolo che ha ricoperto e che ricopre l’Arte nella nostra vita».

Che influenza ha, o ha avuto, il COVID19 sul mercato dell’arte?

«Beh l’anno è finito, lo scopriremo a brevissimo nei prossimi report, sono davvero curioso di scoprire cosa è successo, vista l’assenza delle fiere fisiche internazionali e le chiusure di molte gallerie.

Tuttavia il mercato secondario, il moderno e il contemporaneo di alta fascia pare non aver sentito grossa crisi, i dati delle aste lo confermano e così gli operatori di settore dichiarano vendite di assoluto interesse.

Soffre maggiormente la fascia media del contemporaneo, gli artisti emergenti che si vedono privati di occasioni di esposizione e visibilità, l’acquirente occasionale che ora potrebbe essere focalizzato su altre preoccupazioni come quella di salvare la propria attività imprenditoriale o lavorativa.

Per questo in piena pandemia abbiamo deciso di presentare Art Rights (www.artrights.me), la prima piattaforma per la certificazione, gestione e valorizzazione delle opere d’arte, omaggiandola a tanti artisti affinché potessero dedicare tempo nel creare il loro Archivio d’Artista, e così è stato. Ora sono in migliaia ad utilizzare la piattaforma professionale, tanto che abbiamo deciso di istituire anche un premio d’arte, Art Rights Prize (www.artrightsprize.com), dove una Giuria di esperti internazionale sta assegnando in questi giorni oltre 100.000 euro in premi e servizi per i 100 artisti finalisti che stanno esponendo 300 opere all’interno di un’esposizione interamente virtuale, per dare loro visibilità arricchiti da network e formazione attraverso un programma ricco di webinar, talks ed incontri con i professionisti.

D’altro canto sarà a mio avviso un interessante periodo di produzione artistica per gli artisti, anime sensibili, starà a loro nei prossimi mesi e anni raccontare questo incredibile 2020».

Tu hai fondato una agenzia di Marketing Culturale e Comunicazione dedicata al mondo dell’Arte 3.0: di cosa si tratta?

«Il mondo dell’Arte e della Cultura ha esigenze specifiche per poter essere comunicato, raccontato, promosso e venduto per questo si parla di Marketing Culturale, dove si attuano strategie su misura per gli operatori del settore nel rispetto delle peculiarità, leve e dinamiche di settore.

Con Art Backers Agency (www.artbackers.agency) supportiamo enti pubblici e privati, gallerie e professionisti nello studiare, progettare e realizzare strategie digitali e campagne di comunicazione e esclusivamente dedicate al mondo dell’Arte.

Siamo insider e professionisti del settore per questo siamo in grado di accompagnare i player dell’arte in questo viaggio nel digitale nel rispetto dei valori che rappresentano verso il raggiungimento di concreti e tangibili obiettivi, ora sempre più online».

Hai anche fondato la galleria d’arte The AB Gallery: qual è stato il ruolo delle gallerie rispetto alle chiusure del DPCM e com’è cambiato (se è cambiato) il rapporto dei e con i visitatori?

«Per chi non operava online è cambiato tutto, ma anche per noi, che pur essendo 3.0 dalla nascita, abbiamo sempre adorato la socialità con i nostri vernissage che hanno coinvolto anche 600 persone a evento e una galleria sempre viva con artisti a lavoro nel nostro atelier, la produzione di stampe serigrafiche, workshop ed eventi culturali.

Privati di questo aspetto, abbiamo comunque continuato ad operare digitalmente spedendo le nostre edizioni di Art Backers in tutto il mondo, mentre abbiamo rivoluzionato i nostri spazi espositivi diffondendo il concetto di “SLOW ART”, dove in completa calma i nostri Art Lovers e collezionisti possono visitare la galleria da soli o in compagnia, sedersi su accoglienti poltrone e degustare un calice di vino circondati dalle opere dei nostri artisti. Questa la risposta al cambio di paradigma, da una privazione, l’abbiamo trasformata in una opportunità che si riassume in un motto: dedica il tuo tempo all’Arte!»

Lo scorso maggio ha pubblicato il libro “L’Arte Post Coronavirus. Strategie digitali per i professionisti dell’Arte”: ci sono ancora delle opportunità per coloro che, come te, vogliono diventare dei professionisti dell’arte?

«A Gennaio 2020 usciva “ProfessioneARTE” la prima guida per chi dell’arte vuole fare la sua professione edita da Mondadori Electa, dove ho scritto del Sistema dell’Arte e dei suoi protagonisti, delle innumerevoli opportunità e della necessità di competenze sempre più trasversali per poter operare nel settore, con particolare riferimento al digitale e al fatto che il mondo dell’arte fosse indietro di almeno cinque anni rispetto ad altri settori.

Bene, solo qualche mese dopo la pandemia ha accelerato follemente la digitalizzazione del mondo dell’arte, per questo ho deciso di scrivere l’eBook “L’Arte Post Coronavirus” edito da Piemme, proprio per poter supportare rapidamente tutti gli operatori che si trovavano ad affrontare la sfida del digitale.

Ora più che mai servono professionisti preparati che accompagnino, strutturino e diano le basi a questo mondo dell’Arte 3.0, che conoscano il Marketing Digitale, ma anche di quello Culturale, che sappiano operare secondo le regole non scritte del Sistema dell’Arte e abbiano le competenze tecniche e professionali del Web».

Una strategia che bisogna assolutamente adottare per fare arte…

«Per fare Arte, ergo essere Artista, in primis bisogna studiare e lavorare assiduamente sulla propria ricerca artistica acquisendo poi le competenze e conoscenze anche per poter comunicare, promuovere e vendere la propria arte, soprattutto agli inizi della propria carriera, infatti oggi sempre di più all’Artista viene chiesto di essere un Professionista dell’Arte.

Per diventare un professionista di settore è cruciale conoscere le dinamiche che regolano il mercato, i protagonisti, i ruoli e le nicchie inespresse in cui ci sono grandi margini di crescita.

Per chi vuole approcciare il digitale, occorre prendere coscienza quanto prima che essere online non significa avere un sito o aprire un profilo social, ma bensì costruire e portare avanti una strategia integrata digitale, con un budget dedicato, degli obiettivi da raggiungere insieme ad uno staff di professionisti dedicati».

Un progetto che speri di realizzare per il prossimo anno…

«Tanti progetti, al pari di quelli già realizzati ed in uscita, come il mio ultimo Libro ChatBOT su Frida Kahlo (www.arteconcas.it) che sarà in libreria a Marzo 2021 o ancora ArteConcas Kids (www.arteconcaskids.it) dove racconto l’Arte, i grandi Artisti, i Musei e i Monumenti ai più piccoli con un cartone animato incredibile a cui tengo tantissimo.

Come divulgatore continuerò sempre a parlare di Arte e Innovazione scrivendo articoli e libri, con i video, i tanto amati talks con i protagonisti dell’arte, i podcast e le dirette tra Twitch, YouTube, TikTok, Instagram e LindedIn.

Ma l’obiettivo del 2021 sarà comunque Art Rights con la sua internazionalizzazione, le partnership e il costante supporto alla community degli artisti, gallerie e professionisti che ne fanno parte, perché non mi stancherò mai di dirlo: l’innovazione nell’Arte NON è tecnologica, ma di Processo!».

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