Wi-Fi e hashtag. Ecco come cambiano i sentimenti secondo i tormentoni estivi

L’estate e la musica. Da sempre le canzoni durante la bella stagione sono colonna sonora di tintarella e vacanze. E se fino a qualche anno fa ce n’era una su tutte che dominava nei jukebox di bar e spiagge, da qualche anno sono radio e streaming i misuratori del successo. In principio fu Nico Fidenco che con Legata ad un granello di sabbia, rifiutata da Sanremo, divenne un grandissimo successo del 1962. Tanti i brani che hanno segnato la canicola estiva, basti ricordare, senza scomodare troppo gli annali, Valeria Rossi con Tre parole, Paola & Chiara, Shakira. Solo per citarne alcuni.

Ritornello facile, testo leggero (a volte nonsense), ritmo ballabile. Sono questi gli ingredienti che accomunano un po’ tutti i tormentoni estivi.

Ma com’è cambiata la musica nei nostri jukebox, o per meglio dire in playlist e iPod?

In poco più di mezzo secolo siamo passati da L’esercito del surf a L’esercito del selfie, e se un tempo si cantavano gli amori che nascevano e finivano sulle spiagge italiane, oggi la parola che compare di più nei testi dei cantanti del Bel Paese è Wi-Fi.

Da Baby K a Thegiornalisti, passando per J-AX e Fedez sono tanti i cantanti che fanno riferimento al web, agli hashtag, a WhatsApp, alla connessione internet.

Il brano di Carl Brave, Fotografia, che vede il featuring di Francesca Michielin, fa addirittura riferimento ad un vecchio nokia 3310.

Simbolo di un Paese che cambia, ma soprattutto, sintomo del nostro modo di percepire i sentimenti, come se quasi necessariamente dovessero passare attraverso i social per affermare se stessi o, peggio, per affermare la propria esistenza.

“Io cerco il mare mentre tu cerchi il Wifi” canta Baby K in uno dei successi dell’estate 2018, Da zero a cento, colonna sonora dello spot Vodafone, e pochi versi dopo aggiunge “Foto con hashtag io c’ero”.

Riferimento agli smartphone anche per Elodie nella sua Nero Bali, rivelazione delle ultime settimane, che canta così “buttiamo in mare i cellulari”.

Ma i cellulari in realtà non li butta nessuno e anche J-AX e Fedez avevano incluso la parola Wi-Fi nella loro Italiana.

“La chiamo un’altra volta, un’altra volta TIM informa” dice Carl Brave nel pezzo Fotografia, mentre Tommaso Paradiso, in uno dei veri tormentoni di questa estate, Felicità Puttana dei Thegiornalisti, cita il mondo di WhatsApp con un ritornello ormai diventato icona di una generazione che dice “Ti mando un vocale di dieci minuti soltanto per dirti quanto sono felice”.

Se è vero, per dovere di cronaca, che negli anni ’60 si cantava il telefono, strumento tecnologico del tempo, basti pensare a Se telefonando di Mina, Buonasera Dottore di Claudia Mori o Piange il telefono di Domenico Modugno, è altrettanto vero che le emozioni passavano comunque attraverso un contatto, la voce, che vinceva persino sulla distanza. Grande importanza infatti aveva la voce per gli amanti che vivevano su grandi distanze il loro amore.

Oggi le emozioni cambiano, si trasformano, si mettono in posa in foto sempre più finte e filtrate, pensate non più per immortalare il momento, ma per essere postate on-line. Cambiano i valori dei sentimenti e cambia il modo con cui li proviamo e li esprimiamo: emojii, like, commenti, condivisioni.

L’amore si misura a suon di mi piace, i luoghi si pubblicano a suon di hashtag, e se Giuni Russo cantava Un’estate al mare solo per il gusto di viverla, oggi se non ci sei, non esisti, e per divertirti davvero devi innanzitutto mostrarlo agli altri.

Insomma sempre meno spesso amore fa rima con cuore.

Amara consapevolezza di un’epoca che ci ha reso un po’ tutti esibizionisti e voyeur, che sui social cercano spasmodicamente di mostrarsi agli altri e al tempo stesso guardare con livore soltanto per sentirsi migliori o più felici, quasi come se quella felicità puttana, fine a se stessa, oggi proprio non esistesse più.

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