Un complesso di “Terme Repubblicane” spunta da Pompei

Dagli anni ’60 in poi, con la nascita della New Archaeology, il modo di fare archeologia è decisamente cambiato, grazie all’apporto di altre discipline come quelle scientifico-matematiche, fisiche e naturali che sono andate a incidere sulla metodologia e tecnica dello scavo. Oggi l’archeologo non è più quello che spennella il reperto rinvenuto nella terra, ma sempre più ricorre all’uso di computer e sofisticate tecniche digitali. È quello che è successo nei recenti rinvenimenti negli scavi di Pompei. Se appena qualche settimana fa la cittadina sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ci ha regalato una sepoltura pre-sannitica, dimostrando che tanto ancora ha da offrire questo luogo dal punto di vista archeologico, oggi un’altra importante scoperta è stata fatta ad opera dell’Università di Berlino e della Oxford University in collaborazione con la Soprintendenza di Pompei.

Grazie alle nuove tecniche della fotogrammetria, l’acquisizione di dati metrici come forma e posizione attraverso dei fotogrammi stereometrici, insieme alla tecnica del laserscan, strumento che permette il rilevamento tridimensionale dell’oggetto in questione, stanno contribuendo a riportare alla luce un nuovo tesoro nascosto dell’antica cittadina romana: le Terme Repubblicane. Si tratta di una serie di complessi termali, identificati all’interno della città, che rappresenterebbero il più antico stabilimento pubblico di Pompei.

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