Storia della pastiera napoletana. Ecco come nasce il tipico dolce di Pasqua

Non so voi, ma spesso mi interrogo sulle tradizioni della nostra terra. Se qualche tempo fa ho provato a raccontarvi perché il dolce tipico di San Giuseppe a Napoli è la Zeppola, questa volta vorrei invece dirvi perché a Pasqua si fa la Pastiera.

Contrariamente a quanto il nome possa suggerire, non si tratta di una torta salata, ma di un dolce pasquale di origine, è proprio il caso di dirlo, partenopea.

Simile ad una crostata, con la quale condivide delle fettucce di pasta frolla incrociate sulla superficie, ha un ripieno di ricotta, grano cotto, zucchero, frutta candita, uova e latte.

Secondo la leggenda erano questi gli ingredienti con i quali gli abitanti dell’antica Neapolis solevano ringraziare la sirena Partenope quando, risalendo in superficie, li allietava con il suo melodioso canto, incaricando le più belle fanciulle dei propri villaggi di offrire in dono i frutti della madre terra.

La sirena, a sua volta, avrebbe portato tali doni agli dei che, unendoli con i loro poteri, avrebbero dato origine a questo tipico dolce napoletano.

L’origine di questa tradizione è senza dubbio pagana, dalle offerte votive di primavera legate al culto della dea Cerere, divinità materna della terra e della fertilità, le cui sacerdotesse portavano in processione un uovo, che la tradizione cristiana adottò a sua volta quale simbolo di rinascita.

La ricetta nei secoli fu perfezionata all’interno dei conventi, tra le più celebri quella del Convento di San Gregorio Armeno, nel cuore del centro storico di Napoli. La ricetta odierna vede anche l’aggiunta, nella farcia, della vaniglia e dell’acqua di fiori d’arancio.

La sua origine è sicuramente antica, attestata già a partire dal 1600. Ne fa menzione già Giambattista Basile in La Gatta Cenerentola durante una scena di festeggiamenti del re per trovare la fanciulla che aveva perso la sua scarpa.

Una curiosità: il modo di dire napoletano magnatell’ ‘na risat’ deriverebbe da Maria Teresa d’Asburgo-Teschen, seconda moglie di Ferdinando II di Borbone, soprannominata la Regina che non ride mai, la quale cedendo alle insistenze del marito di assaggiare proprio un pezzo di pastiera, non poté fare a meno di sorridere. Questa la chiara prova che un pezzo di pastiera fa bene anche allo spirito.

E voi, l’avete già mangiata per questa Pasqua ormai alle porte?

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