Salvator Mundi, la Bambach: «Chi lo ha comprato non ha fatto un buon affare»

Nel 2017 l’opera il Salvator Mundi, attribuita a Leonardo Da Vinci, è stata battuta all’asta per 450 milioni di dollari, trasformandosi nel dipinto più costoso della storia acquistato da un privato.

Nessuno conosceva, né si conosce tuttora, il nome dell’acquirente, ma era trapelata la notizia che il dipinto avrebbe fatto parte del Louvre di Abu Dhabi, che di fatto non lo ha mai esposto, continuando ad alimentare curiosità, in una pagina di Storia dell’Arte che si è tinta di giallo.

Salvator Mundi

Alcune fonti di stampa nel 2017 rivelarono infatti che il probabile acquirente fosse il principe saudita Badr bin Abdullah per conto dell’erede al trono e uomo forte di Riad, Mohammed bin Salman, con l’intenzione di farne il pezzo forte del Louvre di Abu Dhabi, dove forse non è nemmeno mai arrivato.

A due anni dall’asta da Christie’s il giallo sembra destinato a proseguire, non soltanto perché ad oggi il quadro, che doveva trasformarsi in una sorta di Mona Lisa per il museo arabo, non è mai stato esposto al pubblico dalla sede mediorientale del Louvre, ma anche perché a gettare nuove ombre persino sulla veridicità dell’opera arriva una delle massime esponenti di storia dell’arte, e di Leonardo in particolare, Carmen Bambach, che dalle pagine del The Guardian pare dubitare della mano di Da Vinci: «Chi lo ha comprato non ha fatto un buon affare» ha detto la studiosa vinciana.

Secondo la storica dell’arte americana, autore del dipinto sarebbe stato per lo più Giovanni Antonio Boltraffio, allievo di Da Vinci, con soli pochissimi ritocchi dello stesso Maestro italiano.

la copertina del volume di Carmen Bambach

La studiosa porta la sua tesi in un monumentale saggio, di oltre 2000 pagine, intitolato Leonardo Da Vinci Rediscovered e che sarà venduto negli USA a partire dal prossimo 25 giugno.

La Bambach ha avuto modo di vedere il dipinto durante l’ultimo restauro risalente al 2007. “So quanto fosse danneggiato”, aggiunge, dicendo inoltre che non c’è documentazione che ne attesti l’appartenenza nei secoli a Re Carlo I, né una vera documentazione fino a metà del XIX secolo.

Undici anni fa, nel 2008, il Salvator Mundi aveva fatto parte di una mostra molto controversa alla National Gallery di Londra, intitolata Leonardo: pittore alla corte di Milano, alla quale furono invitati una serie di critici ed esperti. La Bambach dunque si è detta particolarmente sorpresa quando il museo londinese, a distanza di dieci anni, le ha chiesto di poter rendere noto il suo nome tra il gruppo di esperti invitati a vedere l’opera: «Includere il mio nome sarebbe un tacito consenso all’attribuzione a Leonardo. E io non sono d’accordo» ha infine detto la studiosa.

Dal canto suo invece la National Gallery continua ad avallare la tesi sulla veridicità del dipinto, probabilmente anche, e forse soprattutto, per non ammettere che la mostra sul maestro fu un colossale abbaglio. Nel frattempo il Louvre parigino, che ha annunciato una grande mostra su Leonardo in autunno, per celebrare il 500tesimo anniversario dalla morte del maestro, ha già fatto sapere che tra le opere esposte il Salvator Mundi non ci sarà. Il giallo continua…

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